Se siete amanti della fotografia o semplicemente curiosi e interessati a conoscere alcuni dei momenti più drammatici della storia americana a partire dagli anni Trenta, quest’anno – fino al 19 ottobre 2025 – non potete perdervi la mostra dedicata ad una delle fotografe statunitensi più apprezzate e conosciute, che si terrà a Milano nel Museo Diocesano Carlo Maria Martini.
Dorothea Lange: frammenti di vita
Dorothea Margaretta Nutzhorn è conosciuta come una delle donne più importanti nella storia della fotografia, grazie ai suoi numerosi contributi di rappresentazione della sua contemporaneità.
Primogenita nata da immigrati tedeschi, a soli 7 anni viene colpita dalla poliomielite, che le causerà un deficit permanente alla gamba destra, rendendola così zoppa.
Studiò fotografia a New York e grazie a lei ad oggi disponiamo di tantissimi scatti, alcuni rimasti sconosciuti per molto tempo, che hanno contribuito a raccontare una parte della storia dell’America di cui forse non tutti sono a conoscenza.
Il percorso: la Grande Depressione
A 130 anni dalla nascita della fotografa, la mostra si apre con alcune fotografie rappresentanti scene di vita quotidiana successivi al crollo di Wall Street.
Un vero colpo per l’America considerando che, non molto tempo prima, la nazione venne caratterizzata da quelli che storicamente sono considerati i Roaring Twenties, un periodo particolarmente fertile in termini di miglioramento economico, tecnologico e culturale. Automobile, cinema e radio sono solo alcune delle diffusioni di massa più in voga dell’epoca.
La mostra continua poi articolandosi con fotografie scattate a partire dal 1935, anno in cui la Lange parte per un lungo viaggio con quello che diventerà il suo futuro marito, e realizzando per la Farm Security Administration scatti che la consacreranno nel panorama fotografico.
Il suo scopo principale era quello di documentare la vita dei lavoratori agricoli dal momento che, in quel periodo, numerose aree americane vennero colpite dalla siccità e da numerose tempeste di sabbia (fenomeno soprannominato Dust Bowl).
Gli scatti sicuramente più toccanti sono quelli che rappresentano famiglie in difficoltà, portando in luce una realtà e un’America nettamente differente da quella che siamo soliti conoscere. Tra queste, riconoscerete Migrant Mother, un ritratto di una madre con figli, simbolo di sofferenza e disperazione tanto da diventare la foto rappresentativa della mostra.
Il percorso: la Seconda Guerra Mondiale
Infine, l’ultima sala si apre con fotografie scattate durante la guerra e no, non ci sono i soliti scatti di soldati in battaglia come ci si aspetterebbe! Ciò che invece troviamo sono rappresentazioni di comuni cittadini.
Dopo il bombardamento a Pearl Harbor nel ‘41, il governo americano decise di internare in campi di prigionia la comunità nativa giapponese che risiedeva lì, assumendo vari fotografi per documentare il fatto.
Tra gli scatti più insoliti che troviamo nella mostra vi è quello di un negozio ad Oakland, con un grande cartello recitante “SONO AMERICANO”, il quale fu chiuso in seguito all’ordine di evacuazione impartito alle persone di origine giapponese nelle zone della costa occidentale.
La visione della Lange riesce a cogliere così l’aspetto umano e universale della guerra, consentendo di denunciare un’assurdità politica che distrusse la vita a centinaia di persone, obbligate a vivere in condizioni disumane solamente perché non americane.
È chiaro quindi il fil rouge che lega tutto il lavoro artistico della donna: rappresentare magistralmente scene di vita quotidiana e raccontare le difficoltà attraverso gli occhi della gente comune.
Se sei arrivato fino a qui e hai ancora bisogno di un’altro motivo valido per andare, ti ricordo che insieme alla mostra, si ha l’accesso anche alla Sony World Photography Awards 2025 presente al secondo piano (fino al 28 settembre). Inoltre, in orario serale è possibile attivare la formula di ingresso con aperitivo!
Trovi tutte le informazioni e gli orari della mostra sul sito del Museo Diocesano Carlo Maria Martini.
Che aspetti a farti un giro?
Marta De Angelis
