Robert Zemeckis, con le sue sperimentazione nell’ambito della motion capture, è probabilmente il regista americano più attento a quelle innovazioni tecnologiche che potrebbero rivoluzionare l’industria cinematografica.
Questo regista, capace di realizzare cult movie come Ritorno al Futuro, Forrest Gump o Chi ha incastrato Roger Rabbit, ha da sempre giocato e sperimentato con il linguaggio cinematografico, adattandolo a tecniche di ripresa avanzate o a complessi sistemi di post-produzione. Si può dire, infatti, che il cinema di Zemeckis ragioni sulle infinite possibilità offerte da una tecnologia in continua evoluzione, in grado di modificare la realtà ripresa creando una nuova magia cinematografica!
Il regista di Cast Away si è sempre impegnato a testare nei suoi film queste innovazioni, cercando allo stesso tempo di imporre una lettura autoriale sull’uso della tecnologia all’interno dell’economia del racconto. Un esempio è proprio Forrest Gump (1994), film nel quale la manipolazione dell’immagine digitale permetteva di inserire il protagonista Forrest all’interno di filmati d’archivio, facendolo dialogare con personaggi storici reali come J.F. Kennedy, Richard Nixon e Lyndon B. Johnson.
Successivamente il successo della trilogia de Il Signore degli anelli consacra l’utilizzo di una tecnica di ripresa chiamata Motion Capture; nel caso specifico, questa tecnica viene usata per dare all’attore Andy Serkis il corpo e il volto del personaggio Gollum. I risultati sono notevoli e ad Hollywood tutti sono sicuri che questa tecnologia – che consiste nel rilevare i movimenti degli attori tramite dei sensori disposti sul loro corpo e di trasferirli al computer per creare un’immagine virtuale – avrà un enorme sviluppo.
Zemeckis rimane stregato da questa possibilità e coglie subito la palla al balzo, iniziando ad investire grandi capitali sullo sviluppo di questa tecnica. Nel 2004 egli la testa all’interno di Polar Express, film di discreto successo dove Tom Hanks, proprio grazie a questa tecnica, riesce a ricoprire ben tre ruoli diversi. Il film, come detto, ha un buon riscontro anche se non eccezionale, soprattutto per quanto riguarda la critica. Ma Zemeckis prosegue nello sviluppo della motion capture e nel 2007 realizza Beowulf, opera tratta dal poema epico della letteratura anglosassone.
Il film è realizzato interamente con la performance capture ma l’effetto percepito dallo spettatore è assolutamente straniante. A spiazzare gli spettatori che vanno al cinema è soprattutto la presunta credibilità delle figure, le quali non sembrano avere consistenza tangibile.
Forse, però, il punto è proprio questo, ossia aver saputo creare un contrasto palese tra il poema epico raccontato e l’ultra moderna realizzazione presentata allo spettatore; ma il pubblico non sembra apprezzare e la sfida affrontata da Zemeckis non lo ripaga al box office. Nonostante un cast d’eccezione (Ray Winstone, Anthony Hopkins, John Malkovich, Angelina Jolie, Robin Wright) il film incassa decisamente meno rispetto a Polar Express.
Ma il regista americano non si fa scoraggiare, incassa il colpo ma continuo con la sua convinzione e nel 2009 realizza A Christmas Carrol. Il film costa ancora di più dei precedenti, la tecnica è ancora più raffinata, ma il risultato finale non è ancora apprezzato dal pubblico. Nel frattempo, lo stesso anno esce Avatar, esempio virtuoso di utilizzo della motion capture, che sbanca al botteghino diventando il film con il maggior incasso della storia del cinema. Zemeckis insiste ancora nel proprio operato per qualche anno ma i costi di produzione spropositati per realizzare i film portano la sua società di produzione ImageMovers Digital alla temporanea chiusura nel 2011. Solo qualche mese dopo, però, Zemeckis chiude un accordo con la Universal Studios che gli permette di poter tornare a giocare e a sperimentare liberamente con i linguaggi e le possibilità del cinema, intrecciandole con invenzione tecnica e libertà creativa.
Giorgio Maria Amadori
