L’IMMAGINE DI SÉ SUI SOCIAL MEDIA. L’IRREALTA’ DEI CANONI ESTETICI PROMOSSI

La preoccupazione per come appare l’aspetto estetico non è di certo prerogativa della nostra era, dominata dal digitale e da un utilizzo intensivo dei social media; si possono, infatti, rintracciare i diversi standard di bellezza che si sono succeduti nel corso della storia, più o meno inarrivabili, ma sempre presenti.

La suscettibilità nei confronti di questi canoni dipende dalla propensione di ciascuno, ma sono diversi gli studi scientifici che hanno messo in luce una relazione tra l’eccessiva attenzione agli standard estetici imposti dalla società e lo sviluppo, nei casi più estremi, di determinati disturbi clinici legati alla propria immagine corporea.

Ciò che ci si chiede, a questo punto, è quale ruolo possa giocare il confronto sociale nella percezione dell’aspetto fisico, in un’epoca nella quale siamo perennemente esposti al giudizio altrui. L’avvento dei social media ha completamente rivoluzionato il modo di comunicare, ha consentito di superare i limiti della distanza fisica e ha connesso un numero esorbitante di persone con modalità e fini differenti, ma non solo… Attraverso queste piattaforme si costruisce la propria “vetrina online”, dove si condividono continuamente contenuti personali e si ricevono riscontri immediati che alimentano la tendenza al confronto e alla critica.

Se un tempo ci si poteva scontrare con gli ideali di bellezza promossi sulle riviste di moda patinate o su altri canali mediatici come la televisione, ad oggi la situazione è radicalmente cambiata e il paragone con questi modelli è ben più pervasivo: potenzialmente, in ogni momento della propria giornata, dato l’uso che si fa dei social network, vi è il rischio di incappare nell’immagine di un corpo perfetto e, proprio per questo, irraggiungibile.

Irraggiungibile perché molte delle foto che vengono visualizzate nei feed dei social, ad un occhio esperto, risultano talmente tanto modificate da essere irrealistiche. Luce, programmi per il fotoritocco, filtri in grado di rimuovere i normali difetti della pelle sono abilmente usati per restituire il ritratto più bello di ciascuno. Bello e altrettanto finto.

Le applicazioni per modificare le immagini venivano in passato impiegate solo da fotografi, modelle e attori professionisti; al contrario, si sta ora assistendo a un loro ampio utilizzo, e ciò grazie al fatto che sono gli stessi media a fornire questi strumenti per dare vita a profili social quanto più curati e in linea con gli standard di bellezza diffusi.

Al di là delle foto, ciò che preoccupa è anche la diffusione di determinate tendenze che fanno riferimento, più o meno esplicitamente, alla necessità di aderire a certi canoni estetici per essere socialmente accettati. Si pensi al celebre thin ideal che promuoveva un esempio di magrezza estrema, irreale oltre che malsano.

Il risultato finale è un ambiente ambiguo e insidioso, dove ciascuno si muove tra realtà e finzione, non riuscendo a scorgere dove finisce l’una e inizia l’altra. Ciò che invece rimane ed è costantemente presente sono quei meravigliosi corpi che creano aspettative inarrivabili riguardo al proprio aspetto.

Tutto questo è in grado di generare, soprattutto tra i soggetti più giovani e fragili, sentimenti di angoscia, frustrazione e vergogna, qualora il proprio aspetto estetico (come d’altronde è inevitabile) non coincida con le foto e le tendenze che circolano sui social media. A tal proposito, Higgins parlava di discrepanza tra «sé reale e sé ideale»: quando il primo disattende le aspettative proprie o imposte dal contesto socioculturale, si possono creare i presupposti per lo sviluppo di importanti patologie, tra le quali il Disturbo da Dismorfismo Corporeo.

Come spesso viene ribadito, e non a torto, i social media non presentano solo rischi, ma sono al contempo ambienti ricchi di opportunità, motivo per cui è di fondamentale importanza incoraggiarne un uso consapevole. Dialoghi proficui sulla salute mentale e l’autostima, così come una crescita di consapevolezza sulle modalità di fruizione dei contenuti online, potrebbero porre al riparo gli utenti dalle numerose insidie. Le piattaforme digitali sono una risorsa troppo preziosa per farne un uso così distruttivo per sé e per gli altri, soprattutto quando le stesse possono essere uno strumento di diffusione di tutti quei messaggi atti a sottolineare l’importanza dell’amor proprio, dell’unicità e dell’autenticità di ciascuno. 

Vittoria Grimaldi