IL CONFIRMATION BIAS: UN CONTRIBUTO ALLA DIFFUSIONE DI FAKE NEWS

Tra i fatti concreti e le convinzioni personali, ciò che vogliamo vedere diventa la conferma delle nostre credenze: il confirmation bias è un fenomeno che ha un impatto psicologico e che influenza il modo con cui si interpretano le informazioni online. Ciò contribuisce alla diffusione di fake news.

Si tende spesso e inconsapevolmente ad utilizzare scorciatoie mentali come base del proprio agire. Nei processi cognitivi nascono distorsioni chiamate bias, che rappresentano modelli sistematici, in cui si devia la razionalità nei processi individuali di valutazione. Il bias della conferma si evidenzia in modo marcato sui social network, proprio per affordance strutturali e logiche di funzionamento. Dal momento che tali piattaforme favoriscono la Connectivity (V. Dijk & Poell, 2013), diventa facile creare gruppi e community con utenti che condividono medesimi orizzonti valoriali e credenze. Si parla di fenomeni come le echochamber, nelle quali vengono amplificate idee e credenze attraverso la comunicazione in un sistema definito, senza fare più riferimento alle fonti originali, mentre opinioni contrarie vengono rifiutate. Tale bias viene alimentato non solo dai pari (peer to peer) ma anche dagli algoritmi automatizzati di suggerimento, che favoriscono la visualizzazione di informazioni allineate con idee preesistenti, contribuendo alla creazione di ambienti digitali polarizzati.

Se una persona è interessata alla politica e segue principalmente pagine o gruppi, che condividono le sue opinioni, è più probabile che le vengano mostrati contenuti che confermano la sua posizione. Questo conduce a sviluppare una visione del mondo distorta: le persone sono più propense a credere alle informazioni, che confermano le proprie convinzioni, in quanto più facili da ricordare anche se false. Ciò che, invece, le contrasta viene ignorato o rifiutato. Si diventa, così, più vulnerabili alla diffusione di fake news. Esse sono spesso create appositamente in modo tale da trarre in inganno e allontanare dalla verità chi ha poco senso critico in tali ambienti codificati.

Esempi concreti di come il confirmation bias abbia contribuito alla diffusione di fake news e alla polarizzazione dell’opinione pubblica, si sono verificati durante il periodo pandemico. Molti utenti avevano già di per sé poca fiducia nei vaccini, terreno questo fertile per lo sviluppo di meccanismi amplificatori online, che hanno solo rafforzato dubbi, paure e incertezze come forma di debolezza, diffondendo indizi di conferma circa la poca fiducia sulla questione. Ciò ha contribuito ad affermare posizioni contrapposte a quelle favorevoli diffuse e ogni notizia vera, che andasse a contrastare erronee convinzioni ormai strutturate, in quanto non verificate scientificamente, veniva rifiutata. Due gruppi si sono posti al centro dell’attenzione mediatica: coloro a favore del vaccino e coloro che ne erano contrari (NoVax). Questi ultimi avevano dubbi non solo sull’efficacia del vaccino, ma sollevavano anche  più ampie questioni sulla libertà individuale in relazione alle decisioni mediche. 

Tra le misure per contrastare il confirmation bias, sicuramente l’educazione al pensiero critico su ciò che si incontra online, è elemento essenziale. È necessario sviluppare capacità di valutazione e senso critico e appoggiarsi su fonti autorevoli in materia. Questo contribuisce a un ambiente online più critico e informato e ad un uso responsabile delle informazioni digitali, prevenendo danni al lettore fruitore, alla salute pubblica e evitando la stigmatizzazione sociale di gruppi di individui.

Vanessa Lupi