DUE “DROGHE” INSOLITE: LE PATATINE E IL GELATO 


Quante volte vi è successo di guardare un film su Netflix gustando delle patatine senza accorgervi di finire un pacchetto intero? La motivazione è semplice: le patatine, così come il gelato e molti altri cibi, creano dipendenza.

Poche settimane fa è stato pubblicato uno studio sul BMJ, il British Medical Journal (una nota rivista medica britannica), riguardo il consumo di cibi ultra processati, noti come ultra processed foods (UPFs). Lo studio è stato condotto dalla ricercatrice americana Ashley Gearhardt e si è concentrato sugli effetti clinici e sociali derivanti dal consumo prolungato degli UPFs.  

Cos’è un cibo processato? Qualsiasi alimento ottenuto attraverso numerosi processi e lavorazioni industriali. Purtroppo, nell’alimentazione moderna questi cibi sono consumati quotidianamente da milioni di persone: i più comuni sono le merendine, i cibi pronti e surgelati e le famosissime bevande zuccherate. 

Nella ricerca di Gearhardt sono stati considerati quasi 300 studi provenienti da 36 Paesi diversi in tutto il mondo: il risultato mostra una dipendenza da cibi ultra processati nel 14% degli adulti e il 12% dei bambini. Un campanello d’allarme tempestivo. 

Ora cerchiamo di capire il motivo per il quale questi alimenti creano dipendenza. I carboidrati e gli zuccheri raffinati contenuti portano a un innalzamento esponenziale dei livelli di dopamina, un neurotrasmettitore correlato ai meccanismi di ricompensa e piacere. Quando i livelli di dopamina scendono a picco si innesca nuovamente un desiderio del cibo consumato, portando alla nascita di un ciclo infinito, una dipendenza.

Secondo gli scienziati, questi alimenti contengono il cosiddetto bliss point, una combinazione di grassi, carboidrati e zuccheri che provocano livelli di gratificazione elevatissimi, simili a quelli prodotti da droghe e alcol. 

Due dei cibi processati che creano più dipendenza sono il gelato e le patatine, in quanto hanno lo stesso effetto della cocaine e dell’eroina. Il loro consumo sproporzionato porta a una maggiore incidenza di alcune patologie, tra cui «declino cognitivo, cancro, disagio psicologico». Inoltre, possono essere causati disagi mentali in bambini e adolescenti.

Oltre a queste conseguenze sulla salute, dobbiamo tenere a mente che vi è una correlazione tra il consumo di questi alimenti e l’aumento della mortalità, ricondotta a eventi quali ictus e arresti cardiaci. 

Cosa possiamo fare per ridurre il consumo degli UPFs?  

Alcuni paesi hanno proposto l’inserimento di etichette informative sulla confezione degli alimenti per sensibilizzare il consumatore ed eventualmente evitare l’acquisto del prodotto. Altri paesi, tra cui la Danimarca, hanno deciso di imporre divieti sulla produzione di grassi idrogenati (una vera e propria tassazione), oppure di aumentare i prezzi dei cibi processati.  

Tuttavia, l’opzione più funzionale è un’altra: infatti, in economia l’offerta di un bene è fortemente influenzata dalla domanda del bene stesso. Se ci impegnassimo collettivamente a non acquistare cibi processati e optare per prodotti genuini, la domanda calerebbe a picco portando a una riduzione dell’offerta. In questo modo, le industrie alimentari sposterebbero la produzione su alimenti semplici e non processati.                                                                                                                       

Ilaria Ferrara