L’Ora Dannata di Carlos Amorales

In occasione di Miart 2019, dal 2 aprile all’8 luglio2019 la Fondazione Pini presenta la mostra L’Ora Dannata di Carlos Amorales, a cura di Gabi Scardi.

Carlos Amorales vive e lavora a Città del Messico, Ha studiato ad Amsterdam presso la Gerrit Rietveld Academie (1996-97) proseguendo gli studi alla Rijksakademie Van Beeldendekunsten (1992-1995). I suoi lavori sono stati presentati in numerose mostre individuali e collettive e ha rappresentato il Messico alla 57° Biennale di Venezia con il progetto Life in the Folds (2017).

“L’artista – scrivono gli organizzatori – si interessa al linguaggio, alle immagini e alle loro varianti e, più in generale, ai sistemi della comunicazione, al loro costante rinnovamento, alle loro potenzialità e alle loro insidie; ai meccanismi che consentono ad alcune narrazioni di emergere, a scapito di altre; e, per estensione, alla questione delle rappresentazioni dominanti, della manipolazione della comunicazione e del pensiero stesso. Nella sua pratica confluiscono arte visiva, musica, animazione e poesia, tutte coniugate, con grande rigore formale, nel nome di una consapevolezza rispetto al presente e alle sue tensioni”.“

La mostra “L’ora dannata” è incentrata sull’installazione Black Cloud che ricopre interamente gli ambienti e su differenti elementi che fanno riferimento al progetto Life in the Folds. Appena entrati in Fondazione, grazie alla prima installazione, si è visivamente inondati da uno sciame composto da 15.000 farfalle nere di diverse specie che popolano gli spazi rendendo il luogo magico ma allo stesso tempo misterioso. Proseguendo il percorso, si incontra Life in Folds, attraverso questa istallazione l’artista  vuole mettere in evidenza il tema della violenza, ma l’opera fa riferimento anche ad altri temi come l’immigrazione, l’invasione e la xenofobia.

In una delle stanze della Fondazione è inoltre presente un video di animazione, che narra la storia di una famiglia decisa a lasciare il suo villaggio per trasferirsi in uno nuovo, ma durante il tragitto viene uccisa. Tutte le sagome presenti al suo interno svelano il loro artificio quando viene mostrato il burattinaio, che tiene le redini dei personaggi “una metafora della mistificazione a cui la storia e le nostre azioni sono sottoposte”, annota la Fondazione Pini.
Lo storytelling è accompagnato da suoni forti e striduli prodotti dalla ocarine che contribuiscono a dare drammaticità alla scena.

La storia è inoltre riprodotta fisicamente su di una maquette di grandi dimensioni che occupa una delle ultime stanze della struttura. In esposizione anche una serie di ocarine, ognuna delle quali ha la forma di un segno e il cui insieme compone un linguaggio che può essere letto e “suonato”.

E a proposito di segni, Amorales, ha spiegato che lavora in un modo molto “grafico” e per molto tempo è stato interessato alla realizzazione di linguaggi illeggibili, qualcosa che sembri in apparenza un testo ma che non si può leggere. È così, dice, che ha iniziato a sviluppare il lavoro per la Biennale di Venezia, prima  con forme molto semplici ricavate tagliando la carta e poi trasformandole in una specie di alfabeto astratto e illeggibile. A partire da questi segni ha poi realizzato degli strumenti musicali, in modo che l’alfabeto avesse un suono.

Completa la mostra una stanza della Fondazione Pini che è stata dedicata alle silhouette, create con della vernice e nella loro rappresentazione evanescente richiamano l’idea di presenze, definite infatti dall’artista “ghost”, che catturano visivamente l’attenzione dello spettatore che si imbatte in questa stanza apparentemente vuota.

La mostra è gratuita e aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, ma per la Milano Design Week 2019 sarà aperta sabato 13 e domenica 14 aprile in via straordinaria.

Federica Caroli

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