LA SFIDA DEI NUOVI BIOMATERIALI CIRCOLARI

I nuovi biomateriali circolari presentano diverse origini e servono per rispondere a nuove esigenze dell’ambiente circostante.

Il primo testimone è Fabio Sagnelli di Novamont, azienda pioniera nella bioeconomia circolare. Egli espone come ogni necessità di produrre nuovi materiali risponda necessariamente e sia guidata da problemi ambientali urgenti che necessitano di una comprensione e di una soluzione rapida.
Sagnelli afferma che l’azienda ha inizialmente affrontato due temi molto delicati e ai quali l’opinione pubblica è sensibile: l’imminente scarsità delle risorse, causata dall’iper sfruttamento delle stesse e dalla sovrappopolazione, e l’inquinamento delle acque. Questo, dichiara l’esperto, è stato il punto di partenza per connettere i nuovi modelli di economia circolare. L’informazione scioccante è che per rigenerare il suolo sono necessari 100 anni per ogni centimetro. Per rispondere a questa necessità è stato scoperto e dimostrato come i rifiuti organici puliti ed elaborati industrialmente abbiano la capacità di fertilizzare i terreni. Sottolinea Sagnelli l’importanza della collaborazione di tutti in quanto purtroppo, ad oggi, non vengono recuperate 64 delle 96 milioni di tonnellate di rifiuto organico prodotti in Europa.
Novamont ha sviluppato MATER-BI, ovvero bioplastiche compostabili e biodegradabili per rispondere a specifiche applicazioni. È il caso del sacchetto dell’organico per migliorare la qualità dell’organico raccolto. Non si è limitata allo sviluppo di bioplastiche, ma sta facendo sperimentazioni anche nel settore della cosmesi con prodotti readily biodegradable, che evitano la dispersione delle microplastiche in mare, e dei bioerbicidi quale soluzione per il contenimento degli infestanti all’interno del comparto agricolo.
L’esperto rimarca l’importanza della collaborazione e della connessione di tutti i settori che devono lavorare insieme per portare avanti lo sviluppo. È per questo che dobbiamo passare dall’economia lineare dissipativa, che vedeva l’industria al centro di tutto secondo la logica del produci, consuma e smaltisci, alla logica circolare rigenerativa interconnessa.

Al contrario di Novament, che utilizza il processo industriale, l’azienda Mogu si distingue per la capacità di far crescere i biopolimeri naturalmente. L’azienda si occupa di produrre materiali principalmente applicati all’interior building, al settore del resilient flooring e all’acustica d’interno realizzati grazie alla fermentazione funginea che permette la crescita di organismi autogenerativi. Come afferma il CEO Stefano Babbini l’azienda punta all’innovazione funzionale dei materiali.
Altra preziosa testimonianza è portata da Enrica Arena di Orange Fiber che afferma che l’innovazione da loro identificata permette di sostituire la cellulosa classica, utilizzata anche nel campo tessile, con la cellulosa ottenuta dagli agrumi che permette la produzione di un tessuto simile alla seta che può essere lavorato con qualunque materiale e si inserisce nelle filiere tradizionali. Questa scoperta è significativa soprattutto in vista delle previsioni secondo cui nel futuro la cellulosa non sarà più sufficiente a coprire la domanda.

La sfida per i biomateriali del futuro è complessa e richiede un gran numero di investimenti, di R&S, una grande collaborazione e una nuova logica di concezione secondo cui prodotti, bioprodotti e biomateriali vengano concepiti dalla fine, pensando al loro destino e da qui ripensare al modo di produrli investendo sulle nuove tecnologie.

Valeria Tozzi

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