Vincere il Take Flight Program ha regalato a me e al mio gruppo di lavoro l’opportunità unica di varcare la soglia degli uffici di Abiby a Monza. Come studenti, siamo abituati ad analizzare i brand sui libri e a lezione, ma vivere una giornata fianco a fianco con il team ci ha mostrato come la cura per gli stakeholder, a partire dai dipendenti arrivando ai clienti, sia la chiave del successo. Attraverso l’intervista al founder Luca Della Croce di Dojola e al team riportata e commentata di seguito, abbiamo esplorato il cuore di un modello di business basato sulla fiducia e su un’instancabile ricerca del miglioramento.
- Abiby si definisce un talent scout della bellezza. Questa attitudine alla ricerca dell’eccellenza si riflette nel vostro processo di selezione e nella gestione quotidiana del team?
“Assolutamente sì. Il concetto di “talent scout” per noi non è solo marketing, ma metodo. La selezione dei brand segue criteri chiari: qualità formulativa, innovazione, coerenza con i trend internazionali e capacità di portare un reale valore alla nostra community. Non scegliamo prodotti “popolari”, scegliamo prodotti rilevanti. Ovviamente a noi il brand più consolidato può dare un valore aggiunto rafforzando ulteriormente il valore percepito delle nostre box, ma il prodotto/brand deve sempre essere coordinato ad una strategia ed un marketing plan predefinito. Questa stessa logica si applica al team: cerchiamo persone curiose, analitiche ma anche sensibili al mondo beauty, capaci di leggere i segnali deboli del mercato. Internamente lavoriamo con un approccio molto data-driven, ma sempre integrato con confronto umano e spirito critico.”
Durante la giornata di job shadowing si è potuto notare come tale attitudine al “talent scouting” crei un ambiente di lavoro stimolante. Non si cerca solo la competenza tecnica, ma una forma di intelligenza emotiva e culturale che permette al team di essere sempre un passo avanti rispetto ai trend.
- Il vostro modello di business si basa sulla fiducia: il cliente riceve prodotti che non ha scelto personalmente. In che modo il feedback della vostra community influenza le scelte dei brand partner?
“Il feedback è uno dei nostri asset strategici principali. Queste informazioni orientano sia le scelte di assortimento sia le trattative con i brand partner. Se una categoria performa particolarmente o se emergono esigenze specifiche (ad esempio più prodotti skincare sensibili, più inclusività nelle shade), le integriamo nella pianificazione editoriale delle box future. Cerchiamo quindi di far entrare la community nel nostro processo decisionale“
Questo approccio è stato sin da subito chiarito durante l’esperienza con Abiby. Attraverso diversi momenti di confronto con il team ci è stato chiarito come ogni decisione debba partire da un dato elaborato, non da semplice intuizione o creatività e che sia sempre fondamentale stabilire a monte tutti gli elementi da monitorare.
- Come si passa dall’essere un semplice e-commerce a diventare un punto di riferimento per la community?
“La differenza sta tutta nella relazione. Un e-commerce può limitarsi a vendere prodotti, un brand di riferimento costruisce un senso di appartenenza. E questo non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte: è un processo continuo. Si testa, si sbaglia, si impara, si ottimizza, si cresce, e poi si ricomincia. Per noi l’interazione umana è il cuore di questo percorso. I social non devono essere solo una vetrina, ma uno spazio di conversazione autentica, dove la community si sente ascoltata e coinvolta. Allo stesso modo, il customer care non è solo gestione di richieste o reclami: è un punto di contatto prezioso che ci permette di capire meglio le persone e migliorare anche le automazioni, così da rendere l’esperienza sempre più fluida e naturale. Ogni interazione, è un’occasione per costruire fiducia. Ed è proprio da quella fiducia che nasce la vera fidelizzazione.”
- In un mondo dominato dall’AI, quanto conta ancora l’intuizione umana nella scelta dei trend?
“L’AI è uno strumento straordinario per intercettare pattern e prevedere dinamiche di mercato. Ma il beauty è anche cultura, sensibilità, aspirazione. L’intuizione umana è ciò che permette di interpretare i dati, non solo leggerli.La scelta di un trend non è mai puramente numerica: richiede contesto, visione e comprensione profonda della propria community. Per noi il modello ideale è ibrido: dati per validare, intuizione per anticipare.”
Questo punto ha colpito molto l’attenzione del gruppo: l’algoritmo suggerisce il “cosa”, ma l’essere umano capisce il “perché”. Una lezione fondamentale per noi studenti e futuri comunicatori.
- Il vostro prodotto si basa sull’effetto sorpresa. Come gestite il rischio che l’aspettativa non venga soddisfatta?
“L’effetto sorpresa comporta inevitabilmente una componente di soggettività. La nostra gestione si basa su tre livelli: allineamento a trend di settore, costruzioni di dinamiche di personalizzazione, ascolto costante per migliorarsi lavorando a soluzioni incrementali per gestire eventuali critiche. L’obiettivo non è avere zero criticità, ma trasformare un’eventuale delusione in un’occasione per rafforzare la relazione.”
Qui abbiamo visto la maturità di un brand che non teme il giudizio, ma lo usa come leva per migliorare la customer experience, trasformando un rischio in un punto di forza.
- Qual è la responsabilità verso il pubblico nel promuovere messaggi di benessere e accettazione?
“Il beauty ha un impatto diretto sull’autopercezione. Per questo sentiamo una responsabilità precisa: promuovere una bellezza plurale, inclusiva e realistica. Collaboriamo con brand che condividono valori di inclusività, non di idealizzazione. Comunichiamo il prodotto come strumento di espressione e cura di sé, non come mezzo per conformarsi a standard irraggiungibili. Con le nostre box cerchiamo di far passare diversi messaggi: la bellezza deve essere semplice, accessibile a tutti (anche nei prezzi) e condivisibile.“
In un’epoca di perfezione filtrata, l’impegno di Abiby per una bellezza accessibile è un esempio virtuoso di responsabilità sociale d’impresa applicata alla comunicazione beauty.
- Un dipendente e un cliente storico sceglierebbero lo stesso aggettivo per descrivere Abiby?
“Non sempre dipendenti e clienti sceglierebbero la stessa parola per descrivere Abiby, perché vivono il brand da prospettive diverse: il team vede metodo e innovazione, il cliente vive esperienza e affidabilità. Ed è proprio questa differenza che ci aiuta a crescere e a restare sempre rilevanti. Abiby si racconta come un mix di sorpresa, qualità e connessione: il cliente lo sperimenta, il team lo costruisce. È quella magia che unisce entrambe le visioni in un unico viaggio beauty.“
Questa risposta, data da un membro del team, chiude il cerchio. La coerenza tra ciò che l’azienda è “dentro” e ciò che appare “fuori” è la chiave della sua autenticità e successo.
E noi, cosa portiamo a casa? Questa giornata è stata una full immersion nella comunicazione di una realtà beauty in continua crescita. Abbiamo imparato che l’eccellenza non nasce dal caso, ma da un metodo rigoroso che non dimentica mai l’empatia. Torniamo in università, oltre che con i preziosi consigli di persone esperte nel settore, con la consapevolezza che il marketing più efficace è quello che sa costruire ponti tra i dati e le persone, oltre che esperienze di valore per tutti gli stakeholder.
Marta Venuto
