Luciana Esposito è responsabile del team Social e Content sotto la divisione Digital presso l’azienda A2A. Durante la mia attività di job shadowing le ho chiesto di raccontare le principali sfide del suo lavoro, il processo di ideazione delle campagne, e di offrire alcuni consigli ai giovani interessati a intraprendere questo percorso professionale.
Come è organizzato il team e quali ruoli lo compongono?
Il team è composto da figure professionali che seguono sia la parte autoriale che la creazione dei contenuti. In passato le attività creative erano svolte prevalentemente all’esterno, adesso abbiamo internalizzato le attività più delicate, legate alla parte creativa e di studio dei progetti.
Qual è la sfida più grande nel vostro lavoro di comunicazione?
La sfida principale è riuscire a fare la differenza in un contesto che è già molto rumoroso e affollato. Il nostro obiettivo è essere distintivi e comprendere quale sia il reale valore aggiunto del nostro punto di vista: perché ciò che comunichiamo dovrebbe essere ascoltato? Il nostro valore aggiunto qual è? Queste domande rappresentano una bussola per il nostro lavoro, che si fonda molto sull’ascolto delle persone e delle community. Analizziamo ciò che viene maggiormente apprezzato e orientiamo le nostre scelte editoriali, valorizzando i temi in cui riusciamo a offrire un contributo riconoscibile. Un’ulteriore sfida riguarda il bilanciamento tra le esigenze interne e la comunicazione esterna: il nostro compito è mediare tra le richieste interne e la necessità di costruire una comunicazione efficace per il pubblico esterno.
Qual è il processo di ideazione di una campagna digitale in A2A?
La nostra divisione lavora a supporto delle funzioni aziendali che hanno esigenze e obiettivi specifici da raggiungere, seguiamo questo tipo di procedimento:
1. Generalmente il processo inizia quando un collega si rivolge a noi con la richiesta di ideare una campagna con un certo target da raggiungere e con una determinata tempistica.
2. A partire da questa prima richiesta, raccogliamo le informazioni, in particolare l’obiettivo della comunicazione, e lavoriamo internamente all’elaborazione del brief per mettere in ordine le informazioni (che spesso arrivano in modo frammentato).
3. Una volta chiuso il brief, viene individuato il partner esterno più adatto a realizzare quelle attività non coperte internamente. Con il partner viene prodotto un documento di concept con la definizione del tipo di progetto, i canali da utilizzare, i contenuti, i formati, il target di riferimento e la durata della campagna.
4. Il concept viene poi sottoposto ad una fase di approvazione che, una volta superata, consente l’avvio della produzione esecutiva nei format vodcast, documentari, pillole social e video UGC.
5. In parallelo alla produzione, viene definita la strategia media con l’obiettivo di massimizzare la visibilità dei contenuti. In questa fase si identifica il media mix ottimale, i canali più efficaci, online e offline, e l’allocazione del budget.
6. Avviata la campagna, si attiva la fase di monitoraggio, ottimizzazione e analisi delle performance, fase indispensabile per valutare l’efficacia complessiva del progetto rispetto agli obiettivi iniziali e per estrarre insight utili a eventuali azioni correttive e a campagne future.
In che modo affrontate la sfida di comunicare contenuti complessi e specialistici?
I temi che trattiamo non sono semplici da comunicare perché spesso sono complessi e fortemente tecnici. Il nostro è un Gruppo di infrastrutture e di persone, con competenze che spaziano da quelle ingegneristiche a quelle più operative.
Essendo un’azienda particolarmente attenta al dettaglio, alla tecnologia e all’innovazione, alle spalle di ogni progetto c’è un elevato livello di competenza ed esperienza. Una delle sfide principali della comunicazione è quindi riuscire a tradurre questa expertise in una forma comprensibile e accessibile.
Ci confrontiamo spesso con ingegneri e professionisti dotati di competenze molto tecniche, e il nostro obiettivo è trasformare concetti complessi in messaggi chiari, senza però semplificarli eccessivamente. Per farlo è fondamentale conoscere a fondo ciò di cui si parla: il nostro è anche un lavoro di studio. Io e le colleghe dedichiamo molto tempo a comprendere, di volta in volta, come funzionano i vari sistemi (un impianto idroelettrico ad esempio); questo ci permette di metterci nei panni di chi ci fornisce le informazioni e di capire come renderle più chiare per il pubblico, seguendo il principio del semplice, ma non semplicistico.
Quali sono le soft skills che servono per questo lavoro?
La competenza più importante per me è senza dubbio l’intelligenza emotiva, intesa come la capacità di mettersi nei panni di chi formula una richiesta.
Altre competenze chiave sono la creatività e la proattività: è importante essere autonomi, saper proporre nuove soluzioni e portare idee innovative nel lavoro quotidiano. Questa capacità di innovare è parte integrante del nostro DNA aziendale.
Può sembrare scontato, ma non lo è: anche la positività è una soft skill fondamentale. Ci sono giornate più complesse di altre e mantenere un atteggiamento positivo aiuta a non perdere di vista la direzione verso cui si sta andando.
Infine, è fondamentale che i valori delle persone siano in linea con quelli dell’azienda. Senza un reale allineamento sarebbe difficile svolgere questo lavoro in modo autentico. Lavorare in A2A significa avere chiara la missione di contribuire alla transizione ecologica mettendo al centro il benessere delle persone.
Un consiglio che vorresti dare a chi vuole entrare nel mondo del lavoro?
Di avere fiducia nel fatto che, con il tempo, i puntini si uniscono sempre. Capiterà di fare scelte diverse da quelle immaginate all’inizio, o di trovarsi su percorsi che non rappresentavano la prima opzione. Questo non significa aver sbagliato strada.
Se si affronta ogni esperienza con curiosità, proattività e capacità di rinnovarsi è sempre possibile integrare ciò che davvero appassiona con il lavoro che si svolge. L’aspetto davvero determinante, nel lungo periodo, è trovare una realtà che condivida i propri valori. Non è necessario avere tutto perfettamente definito fin da subito: con il tempo le esperienze trovano un senso e una continuità. Non pensare che debba essere tutto incasellato subito, le cose in qualche modo le riesci sempre a unire se hai valori importanti di base come la serietà nell’approcciarsi al mondo del lavoro, la proattività, l’entusiasmo e la curiosità.
Elisabetta Beffani
