LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO DI BELLA BAXTER

Povere Creature è un’odissea gotica e femminista in cui la protagonista, Bella Baxter, rinasce nel corpo e nella mente, trasformandosi da oggetto a soggetto performante in un racconto di formazione e consapevolezza. 

La storia prende avvio con un atto fondativo: il Professor Godwin Baxter (figura semidivina, non a caso chiamata “God”) restituisce la vita alla giovane Bella Baxter impiantando il cervello di un feto nel corpo di una donna adulta. Bella cresce sotto la sua protezione e controllo, come una bambina prigioniera in un corpo estraneo. In questo contesto, si innesca il desiderio: Bella comincia a provare impulsi, attrazione e curiosità per il mondo esterno, soprattutto verso il piacere e la libertà.
In questo contesto, l’oggetto del desiderio indotto viene incarnato dalla libertà e dall’autodeterminazione.

Esperienza dopo esperienza, Bella attraversa e sperimenta differenti ruoli femminili imposti: da oggetto del desiderio a compagna, da intrattenitrice a viaggiatrice, fino a raggiungere una posizione di autonomia e iniziando a comprendere la struttura patriarcale che cerca di limitarla.

Una volta formata, Bella agisce rifiutando le aspettative che uomini e società cercano di imporle. L’azione centrale è quindi il suo affrancamento dal controllo maschile e la piena autodeterminazione. Infine, Bella ottiene una sanzione positiva: è riconosciuta (e si riconosce) come essere libero, capace di amare, scegliere e costruire la propria identità. Il premio non è altro che la conquista dell’autonomia e l’affermazione di un’identità pienamente libera.

Povere creature rappresenta quella che possiamo definire come la “Fenomenologia dello Spirito di Bella“. Infatti, attraverso tappe geografiche e figurative, la protagonista arriva a possedere e fare suo il “Sapere Assoluto”.

Il carattere sociale e politico di questo film è pregnante. Ogni personaggio ha uno specifico ruolo ed è intriso di significati altri. Ogni città visitata è un pit stop necessario affinché la coscienza di Bella esca dalla sua convinzione — o meglio, dalla sua ingenuità — rientrando con un’altra consapevolezza.
Il tema dell’emancipazione è centrale e, ancora più distintiva, è la modalità di espressione che Lanthimos sfrutta per mettere in scena questo percorso: il corpo.
Bella impara letteralmente a camminare e, esperienza dopo esperienza, diventa più agile e fluida nei movimenti sbocciando, progressivamente, come soggetto; diventa una donna capace non solo di intendere e volere, ma arguta, sensuale e tagliente, con convinzioni umane e politiche, acquisendo valori e prese di posizione.

Il profilmico di Povere creature può essere considerato un vero e proprio schizzo d’arte. L’impatto visivo e l’accurata scelta delle strutture e dei colori sono ciò che dà significato e rilevanza a tutto il film. Ogni forma, ogni scenografia, ogni gradazione di luce e contrasto hanno una ragione d’essere e sono il motivo del carattere pungente e determinato di questo pezzo di cinema. Parliamo di una commedia nera con influenze gotiche, romantiche e fantascientifiche, che si muove tra il grottesco, il dramma psicologico e una potente componente visuale steampunk e retrofuturista. Non a caso le scene ci immergono in un’ambientazione che sembra essere un po’ distopica, un po’ post apocalittica, un po’ infernale. Questa condizione si alterna ad ambientazioni fiabesche e abiti regalmente fluttuanti che ci confondono e spiccano in un costante contesto dicotomico e sovversivo. 

Il profilmico di Lanthimos è il suo marchio di fabbrica, per questo o lo odi o lo ami!

L’intero impianto dimostra come il cinema possa rappresentare il politico e il sociale non attraverso il discorso, ma attraverso la forma. La lotta di Bella per vedere, sentire e muoversi nel mondo è una metafora incarnata della presa di coscienza. Povere creature costruisce un mondo altro per far emergere, dentro la protagonista, un mondo interiore capace di riscrivere la realtà.

Gloria Campanella