L’arrivo in sala nel 1999 di The Matrix, opera seconda delle sorelle Wachowski, rivoluziona completamente i canoni del genere sci-fi, ma più in generale il mondo del cinema d’azione.
Il film, diventato un’opera di riferimento per generazioni di appassionati in tutto il mondo, ha un cast d’eccezione: Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss e Hugo Weaving. The Matrix fa subito breccia nel cuore e nella mente di milioni di spettatori per la sua combinazione di filosofia, azione adrenalinica, estetica cyberpunk e, soprattutto, per la sua profonda riflessione sul concetto di realtà simulata. L’assunto di base, raccontato nelle prime sequenze del film, è tanto semplice quanto spiazzante: la realtà percepita dalle persone non è altro che una simulazione digitale creata ad hoc da un’intelligenza artificiale con il compito di mantenere sotto controllo l’intera umanità. Intanto, nella dimensione della realtà, i corpi di uomini e donne sono immersi, privi di coscienza, all’interno di un liquido amniotico, ridotti a semplici fonti di energia.
Dal mito della caverna di Platone, passando per La vita è sogno di Calderón de la Barca, fino al contesto tecnologico odierno governato da internet, The Matrix riflette con almeno vent’anni d’anticipo sul concetto di verità e sulla sua mistificazione. Il protagonista del film, un giovane programmatore e hacker, si ritrova a mettere in discussione la realtà fenomenica che lo circonda, intraprendendo un viaggio di risveglio e rinnovata consapevolezza.
Pillola rossa o pillola blu?
The Matrix, oltre agli importanti temi affrontati, adotta anche nuove tecniche di ripresa, introducendo sequenze innovative ad alto impatto visivo, mai viste prima. La più famosa tra queste è sicuramente quella del Bullet Time. Ma in cosa consiste questa tecnica?
L’azione è mostrata al rallentatore mentre la telecamera, con una ripresa cinematica, sembra muoversi a velocità normale intorno alla scena. L’effetto è quello che si ottiene nella scena cult in cui il protagonista, Neo, si ritrova a schivare i proiettili sparati dagli agenti che lo braccano, piegandosi all’indietro.
La procedura per ottenere questo effetto consiste in una serie di macchine fotografiche disposte attorno all’attore, in cerchio, che scattano con una sequenza millesimale: una foto ogni millesimo di secondo. Una volta realizzati gli scatti, questi vengono poi assemblati digitalmente per creare l’effetto del movimento fluido della macchina da presa.
Il risultato finale è a dir poco sbalorditivo, e questo film apre le porte a una nuova generazione di opere che sperimentano con il linguaggio cinematografico per realizzare sequenze che prima di allora era impossibile anche solo pensare di poter realizzare.
The Matrix vince quattro Oscar nel 2000, ma il suo successo è destinato a protrarsi negli anni. Vengono diretti diversi sequel, ma è proprio il primo capitolo di questa saga cinematografica ad essere ancora un’opera incredibilmente attuale, tanto nella forma quanto nel contenuto.
Giorgio Amadori
