AVATAR (2009): USO RIVOLUZIONARIO DI 3D, CGI E MOTION CAPTURE

La notte del 23 marzo 1998, James Cameron diventa uno dei registi più amati e acclamati al mondo. È appena uscito trionfante dalla notte degli Oscar con la bellezza di undici statuette all’attivo. Titanic, il grande kolossal sull’affondamento del monumentale transatlantico, è ufficialmente uno dei film più premiati nella storia dell’Academy, ma non solo. Il successo spropositato di pubblico raggiunto dal film lo farà diventare, nel giro di qualche mese, anche il più grande incasso della storia del cinema.

A questo punto, il regista avrebbe potuto tranquillamente chiedere i finanziamenti per qualsiasi tipo di progetto e ottenerli all’istante. Nessuno immaginava che sarebbero dovuti passare altri dodici anni prima di poter ammirare nuovamente un film directed by James Cameron.
È infatti il 2009 quando esce nelle sale di tutto il mondo Avatar, il progetto più ambizioso e dispendioso di tutta la carriera di Cameron. Ma perché sono dovuti passare ben dodici anni tra un film e l’altro?
I motivi sono diversi e hanno a che fare soprattutto con i tempi di sviluppo di diverse tecnologie che nel 1998 avevano ancora enormi margini di miglioramento. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto, è inesatto scrivere che James Cameron non abbia realizzato alcun progetto tra Titanic e Avatar. Tra il 1997 e il 2009 escono infatti due documentari firmati dal regista: Ghosts of the Abyss, del 2003, e Aliens of the Deep, del 2005. Questi due importanti lavori gli permettono di testare una tecnologia già presente nel mondo del cinema, ma che da anni era stata abbandonata: il 3D. Cameron, grande sostenitore di questa tecnologia, si fa costruire apposta per l’occasione una videocamera stereoscopica in formato IMAX, per una ripresa atta a trasmettere un’illusione di tridimensionalità. Esperimenti di questo tipo dovevano essere le prove generali prima della realizzazione di Avatar, che avrebbe fatto parte di un pacchetto più grande di film americani girati con la tecnologia 3D, in uscita nelle sale di tutto il mondo.

Ma il nuovo kolossal del 2009 diventa un punto di svolta più ampio per il progresso degli effetti speciali nel cinema. In particolare, il grande cambiamento è rappresentato da uno sviluppo impressionante della cosiddetta CGI, la tecnologia che permette la creazione di immagini generate dal computer, in grado di manipolare o arricchire le immagini raccolte in fase di ripresa.
Nel caso specifico di Avatar, nel processo di manipolazione di immagini tramite la CGI, viene aggiunta l’innovativa tecnica del motion capture, una tecnologia in grado di rilevare i movimenti degli attori tramite sensori disposti sul loro corpo e di trasferirli al computer, per creare un’immagine virtuale. La motion capture era già stata utilizzata in due grosse produzioni hollywoodiane: la trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson e I Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma di Gore Verbinski. Ma in entrambi i casi, l’uso di questa tecnica si limitava a certe scene o a certi personaggi, Gollum nel primo e Davy Jones nel secondo. Nel film di Cameron, invece, questa tecnica viene utilizzata per tutto il film, creando un universo con un’estetica ben precisa e riconoscibile. Pandora diventa espressione di un mondo altro, vicino alla realtà dei social network (le creature che popolano questo mondo sono interconnesse tra di loro) e a quella dei videogiochi (il protagonista comanda da remoto un suo avatar).

A fronte dell’enorme investimento in termini economici e di tempo, Cameron vince ancora una volta la sua personale scommessa. Batte il suo stesso record al box office, stabilito con Titanic, ma non solo. Il suo Avatar diventa modello di emulazione e di ispirazione trasversale per l’industria dell’audiovisivo, dal cinema ai videogiochi.

Giorgio Amadori