Una serie di storie si incrociano in quel di Los Angeles: una coppia di sgangherati rapinatori improvvisa una rapina in una tavola calda; due killer — Vincent Vega e Jules Winnifield — devono recuperare una valigetta dal contenuto misterioso, ma finiscono per ammazzare accidentalmente un ostaggio; infine, il pugile Butch che si rifiuta di andare al tappeto in un incontro truccato da Marsellus Wallace, costretto a darsi alla macchia. Parliamo del celeberrimo film Pulp Fiction, che oggi rileggiamo attraverso una magistrale sequenza di problem solving: un’opera che ha saputo riscrivere le regole del cinema, segnando per sempre l’immaginario collettivo.
Il “delirio audiovisivo” di Quentin Tarantino che nel 1994 gli valse la Palma d’Oro a Cannes, oltre che a certificarne la grandezza, diventò nel giro di pochissimo un’opera spartiacque per il cinema contemporaneo. Pulp Fiction è un film che spazza via nel giro di qualche sequenza tutte le regole non scritte della sceneggiatura classica, andando a sviluppare una complicata narrazione a incastro in cui riescono ad amalgamarsi generi e codici.
In quest’opera si fondono perfettamente post-modernismo, violenza incessante, humor nero e uno sfrenato citazionismo cinematografico che parte dall’epopea del Western, passando per il Noir, il cinema di genere italiano, i grandi capolavori di Alfred Hitchcock fino ad arrivare all’universo di manga e anime giapponesi. Il tutto non perdendo mai un secondo il senso ultimo di un’operazione che scardina completamente quegli schemi fin troppo rigidi che avevano contraddistinto il cinema hollywoodiano della fine degli anni ’80.
La scrittura e la verve tarantiniana sono in grado di costruire situazioni e personaggi memorabili, entrati a pieno diritto nell’immaginario collettivo di intere generazioni. Basti pensare al mitico Mr. Wolf, leggendario personaggio interpretato da Harvey Keitel che, in una celeberrima scena del film, viene chiamato da due gangster per risolvere nel più breve tempo possibile una situazione a dir poco complicata. Tarantino, in circa cinque minuti, ci fa una lezione di problem solving da antologia, piena di ironia e sagacia.
Mr. Wolf non ha assolutamente l’aspetto di un gangster, ma nonostante questo dimostra pieno controllo della situazione criminosa. L’uomo riesce a muoversi con estrema sicurezza e tranquillità, contagiando chi lo circonda. Valuta attentamente la situazione, gestisce lo stress dei due gangster e adotta soluzioni creative per uscire dall’impasse in cui si trovano i due malviventi. Il tutto accompagnato da un irresistibile savoir-faire in totale dissonanza con il tono e il contesto dell’azione criminosa raccontata. Un ennesimo gioco di contrasti con cui Tarantino si diverte a giocare con lo spettatore, facendogli perdere completamente le coordinate di ciò che sta guardando.
Pulp Fiction si conferma così essere un grande capolavoro della storia del cinema, uno dei tanti della carriera di Quentin Tarantino.
E a noi… non resta che guardarlo. Pulp Fiction è disponibile su Prime Video.
Giorgio Maria Amadori
