A San Diego, nel quartiere di Mission Beach, si trova un parco divertimenti che ha fatto del sentimento della nostalgia verso un passato lontano, il suo marchio di fabbrica. Belmont Park esiste dal 1925 e la sua forza ad oggi è proprio quella di non sembrare cambiato!
Le sue montagne russe in legno, le insegne smaltate e le cabine fotografiche con stampa istantanea parlano un linguaggio che non punta sull’avanzamento tecnologico, ma sul potere dell’immaginario collettivo. La strategia non è dichiarata, ma evidente: creare un’esperienza in grado di attivare la memoria emotiva del visitatore. Ogni elemento — dai colori pastello alle grafiche stile anni ’50 — è parte di una scenografia precisa, pensata per evocare un’epoca lontana più che per descrivere un luogo odierno. Non ci sono effetti speciali o giochi interattivi futuristici, bensì sono suoni familiari, profumi riconoscibili (popcorn, waffle, legno bagnato) e un’atmosfera che invita alla rallentata fruizione del tempo.
Il modo in cui Belmont Park comunica visivamente è centrale: i materiali grafici usano font retrò, linee morbide e illustrazioni piatte; anche i prodotti in vendita — dalle magliette ai gadget — riprendono questo stile visivo. L’insieme restituisce una coerenza visiva che permette al visitatore di immergersi completamente nell’esperienza: ogni dettaglio sembra parte di un film ambientato negli anni ’60.
Chi frequenta il parco non è solo un turista di passaggio, tra i visitatori ci sono residenti affezionati, giovani adulti cresciuti nella zona e famiglie che tornano per “rifare la foto davanti al roller coaster”. Il valore aggiunto è che ciascuno attribuisce al luogo un significato personale, ma al contempo condivisibile. Non si tratta solo di divertirsi, ma di tornare a un tempo che rassicura, anche solo per qualche ora. La nostalgia non è una moda qui: è parte dell’esperienza.
I contenuti pubblicati sui social prediligono un’estetica che imita la fotografia analogica, con luce naturale, colori caldi e inquadrature semplici. Non ci sono effetti vistosi o caption elaborate: l’intento è quello di mostrare momenti autentici. La strategia non cerca l’effetto “wow”, ma l’effetto “ricordo”: immagini che fanno venire voglia di esserci stati.
Belmont Park non cambia perché il suo valore sta proprio nella continuità con il passato. La nostalgia viene trattata come un patrimonio culturale da attivare, non come una leva commerciale da consumare. E funziona: chi cerca un luogo diverso dai parchi tematici ipertecnologici trova qui un’alternativa basata sul riconoscimento e sull’affetto. Questo luogo è un esempio concreto di come il passato, se ben raccontato, possa ancora fare la differenza nel presente.
Saporiti Francesca
