«O capitano, mio capitano!»
Se hai visto «L’attimo fuggente» (1989), probabilmente hai sentito un brivido lungo la schiena in quella scena.
Ma questo film non è solo poesia e lacrime: è una vera e propria dichiarazione d’amore alla creatività.
Ma cosa c’entra la creatività con un collegio rigoroso?
Ambientato in un college maschile dal rigido sistema educativo, il film racconta l’arrivo del professor Keating, un insegnante fuori dagli schemi. La sua missione non è far imparare a memoria Shakespeare, ma accendere una scintilla. Far pensare. Far immaginare.
E qui entra in gioco la soft skill della creatività. Attenzione: non si tratta solo di “essere artistici”, ma di imparare a guardare le cose da un altro punto di vista.
Keating lo insegna salendo in piedi sulla cattedra, esortando i ragazzi a osservare il mondo da un’angolazione diversa. È proprio questo il cuore della creatività: rompere gli schemi, fare domande, immaginare nuovi scenari, quando tutti sembrano accontentarsi di risposte preconfezionate.
La creatività non è improvvisazione: è coraggio
Nel film, la creatività non viene mai presentata come qualcosa di frivolo o “alternativo”, ma come una scelta potente e rischiosa. Essere creativi, per i protagonisti, significa prendere posizione, anche e soprattutto quando è scomodo. In questo caso è significato scrivere poesie, fondare una società segreta, mettere in discussione regole che sembravano intoccabili.
In un mondo che corre veloce e premia la produttività, la creatività è ora più che mai una soft skill strategica: serve per trovare soluzioni nuove, per comunicare in modo autentico, per vivere con senso critico.
Cosa ci insegna dunque «L’attimo fuggente»?
- La creatività si allena: non nasce dal nulla, ma si coltiva con la curiosità, con l’ascolto, con la voglia di esplorare.
- La creatività è contagiosa: il cambiamento di uno può ispirare in molti. Esattamente come Keating contagia i propri studenti.
- La creatività ha bisogno di spazi liberi: come possiamo essere creativi se viviamo costantemente sotto la pressione e il giudizio altrui?
«L’attimo fuggente» non è solo un film da vedere a scuola: è un invito eterno a non smettere di creare, pensare, sognare.
È un promemoria che ci dice: «Cogli l’attimo, ma fallo con immaginazione»
E se oggi salissi in piedi sulla tua cattedra (vera o simbolica), cosa vedresti di diverso?
Rosa Giuffè
