IL DIAVOLO VESTE PRADA – GESTIRE IL FEEDBACK (ANCHE QUANDO È TOSSICO)

Tra moda e pressioni, Andy affronta critiche taglienti. Il film è un esempio efficace di come adattarsi e crescere senza perdere la propria identità. Una lezione utile per ogni contesto lavorativo.

Nel film Il diavolo veste Prada, la giovane e ambiziosa Andy Sachs entra in punta di piedi nella redazione di Runway”, una delle riviste di moda più influenti al mondo.

Nonostante le sue capacità giornalistiche e una solida formazione accademica, Andy si scontra da subito con un ambiente altamente competitivo, regolato da ritmi implacabili e standard elevatissimi. Al centro di questo universo c’è Miranda Priestly, direttrice tanto carismatica quanto glaciale, che esercita un’autorità assoluta e comunica attraverso feedback secchi, taglienti e spesso umilianti.

Il percorso di Andy è un esempio narrativo potente per comprendere cosa significhi affrontare il feedback in contesti professionali critici.

All’inizio, la protagonista è spaesata, incapace di decifrare le aspettative implicite e le dinamiche non dette. Miranda non fornisce istruzioni chiare incoraggiamento: ogni errore viene punito con il silenzio, uno sguardo di disapprovazione o con sarcasmo sottile.

In questo contesto, Andy sperimenta una forma di feedback che possiamo definire “tossico”, ovvero privo di una reale funzione costruttiva, spesso finalizzato al controllo o alla manipolazione più che alla crescita dell’individuo.

Tuttavia, la forza del personaggio di Andy sta nel non cedere completamente al senso di inadeguatezza.

Dopo un primo momento di smarrimento e frustrazione, sceglie di non arrendersi, ma di adattarsi. Comincia ad osservare i dettagli dell’ambiente, le esigenze di Miranda, le logiche implicite del settore. Non si tratta di omologarsi ciecamente, ma di sviluppare adattabilità, ovvero la capacità di modificare le proprie strategie in base al contesto, senza rinunciare alla propria identità profonda.

Parallelamente, Andy inizia a coltivare l’assertività: smette di giustificarsi continuamente o di subire in silenzio, e impara a rispondere con garbo ma decisione, quando necessario.

Questa trasformazione è progressiva e non priva di contraddizioni: nel tentativo di dimostrare il proprio valore, Andy rischia di perdersi, di diventare una versione distante da sé, troppo simile a ciò che inizialmente criticava. È solo attraversando questa crisi identitaria che riesce a compiere un vero passo avanti.

La svolta arriva quando Andy comprende che non tutto il feedback va accolto allo stesso modo.

Impara a distinguere le osservazioni utili da quelle distruttive. Capisce che la crescita professionale non può prescindere dalla capacità di valutare chi ti sta parlando, con quale intento e in quale contesto.

Così facendo, recupera il senso di sé e delle proprie priorità. Decide di lasciare l’incarico a Runway non per debolezza, ma per scelta consapevole: riconosce che il successo professionale non può essere pagato con l’annullamento della propria identità e dei propri valori.

Il messaggio chiave del film è che gestire il feedback, anche quando è tossico, non significa accettare tutto passivamente, ma saper filtrare, rielaborare, trasformare la critica in apprendimento.

L’adattabilità non è camaleontismo, ma intelligenza situazionale.

L’assertività non è arroganza, ma equilibrio tra rispetto per gli altri e rispetto per sé.

Andy incarna tutte queste dimensioni e diventa così un esempio realistico di come si possa crescere sotto pressione, senza rinunciare alla propria integrità.

In un mondo del lavoro sempre più competitivo, saper affrontare e decodificare il feedback è una soft skill indispensabile. Il diavolo veste Prada ce lo ricorda con stile, ironia e profondità. La vera forza non è adattarsi a qualsiasi costo, ma saper scegliere come e fino a che punto farlo, restando fedeli a sé stessi.

E voi, vi sentite capaci di accettare le critiche per crescere personalmente e professionalmente come ha fatto Andy?

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Maria Novella Chionna

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