STRANGER THINGS – LA FORZA DELL’AMICIZIA E LA COLLABORAZIONE NEI MOMENTI DIFFICILI

In Stranger Things, affrontare il Sottosopra richiede più del coraggio: servono fiducia, ascolto e collaborazione. La vera forza del gruppo nasce dall’unione e dalla capacità di agire insieme.

Nella serie televisiva originale Netflix, un gruppo di ragazzi si ritrova improvvisamente coinvolto in eventi soprannaturali, strani esperimenti governativi e creature provenienti da una dimensione alternativa: il Sottosopra. Nonostante la giovane età, affrontano sfide che metterebbero in difficoltà anche gli adulti. Eppure, ciò che li rende forti non è l’uso della forza o di tecnologie sofisticate, ma la profonda amicizia e collaborazione che li unisce.

Ogni componente del gruppo – da Mike a Lucas, da Dustin a Will, fino a Eleven – porta con sé qualcosa di unico. Nessuno è marginale, nessuno è ignorato. Ognuno ha un ruolo ben definito e un valore riconosciuto dagli altri. Quando prendono decisioni, anche sotto pressione, si consultano, si ascoltano, discutono… Questo mostra una delle soft skill più importanti in ambito relazionale, ossia il lavoro di squadra. Non basta infatti stare insieme: bisogna sapersi coordinare, integrare le competenze e fidarsi gli uni degli altri.

La fiducia reciproca è di fatto l’elemento chiave che permette al gruppo di affrontare il pericolo. Anche nei momenti più drammatici – come la scomparsa di Will o l’arrivo di creature ostili – nessuno abbandona nessuno. La solidarietà tra i protagonisti è concreta, visibile nei gesti e nelle scelte. Nessuno prende il comando in modo autoritario perché il potere si distribuisce in modo fluido e uniforme. Questo equilibrio rappresenta un esempio di intelligenza relazionale, ossia la capacità di leggere le emozioni, adattarsi agli altri e creare spazi sicuri dove ognuno può contribuire.

Un altro aspetto centrale è la qualità dell’ascolto. Nelle riunioni in cantina o attorno a un walkie-talkie, ogni opinione viene ascoltata con attenzione, anche quando essa sembra improbabile o strana. I protagonisti non deridono chi propone soluzioni nuove, ma anzi accolgono il pensiero divergente, proprio come avviene nei team più efficaci! Questo rende la serie un perfetto esempio di come l’ascolto attivo rafforzi la coesione del gruppo e favorisca il problem solving collettivo.

Anche i conflitti, inevitabili in ogni dinamica di gruppo, vengono affrontati con maturità crescente. Non mancano tensioni o malintesi, eppure i giovani trovano sempre un modo per chiarirsi, perdonarsi e ripartire. Questo processo è ciò che trasforma il gruppo da semplice unione di individui a squadra affiatata. È anche una lezione importante per la vita quotidiana e professionale: saper gestire i conflitti è fondamentale per la salute delle relazioni e per il successo dei progetti condivisi.

Non va poi dimenticato il ruolo degli adulti nella serie. Anche figure come Hopper (capo della polizia di Hawkins), Joyce (madre di Will) o i fratelli maggiori entrano a far parte di questa rete di relazioni fondate sulla fiducia e sull’aiuto reciproco. Possiamo quindi affermare che il lavoro di squadra non ha età, ma attraversa generazioni e ruoli, dimostrando che la collaborazione è un valore trasversale, utile in ogni fase della vita.

In conclusione, Stranger Things ci mostra che anche in situazioni al limite dell’immaginazione, le soft skill sono ciò che fa la differenza. Il coraggio da solo non basta: servono fiducia, ascolto e spirito di squadra per affrontare le difficoltà e uscirne più forti. La serie celebra l’amicizia, non come rifugio, ma come forza attiva, capace di creare legami solidi e risultati concreti.
Un messaggio potente, che vale tanto nella fantasia quanto nella realtà.

Maria Novella Chionna