Federico Faloppa, docente di linguistica e studioso di fenomeni legati al linguaggio discriminatorio, racconta come la Rete Nazionale per il Contrasto ai Discorsi e Fenomeni d’Odio lavori per monitorare, formare e sensibilizzare la società civile.
La Rete Nazionale per il Contrasto ai Discorsi d’Odio nasce informalmente nel 2018 su iniziativa di Amnesty International, con l’obiettivo di coordinare attività di monitoraggio e sensibilizzazione sui fenomeni di odio. La svolta arriva nel 2020, quando la rete diventa un’entità indipendente, formata da circa quaranta membri, tra associazioni, centri di ricerca e individui. La rete si distingue per un approccio collettivo e collaborativo, ponendo l’accento sulla cooperazione tra i diversi attori coinvolti.
Monitoraggio e formazione sono pilastri centrali del lavoro della rete. Attraverso collaborazioni con enti come Amnesty e Vox Diritti, si conducono studi per comprendere le dinamiche e i target del discorso d’odio. I dati raccolti diventano strumenti per sessioni di formazione dedicate a professionisti, scuole e altre istituzioni. Questo lavoro ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sul fenomeno e fornire le competenze necessarie per riconoscere e contrastare le manifestazioni di odio. Faloppa sottolinea l’importanza di costruire una narrativa che vada oltre la mera reazione al discorso d’odio, ma che promuova una contro-narrazione positiva e inclusiva.
Un altro ambito chiave è quello dell’advocacy. La rete si è attivata per supportare iniziative legislative, come il disegno di legge Zan, e per promuovere il dialogo con le istituzioni nazionali e internazionali. Gruppi di lavoro tematici, guidati da figure di spicco come Monica Cazzola e Paola Rizzi, si occupano di aspetti specifici quali comunicazione, advocacy e scuola. Questo permette alla rete di avere un impatto diversificato e di affrontare le problematiche dell’hate speech da prospettive multiple.
Le sfide non mancano: l’assenza di risorse finanziarie e la dipendenza dal volontariato limitano la capacità di incidere sul territorio e di mantenere una presenza costante. La rete si affida al contributo dei suoi membri e alle collaborazioni con altre organizzazioni per sostenere le sue attività. Tuttavia, Faloppa evidenzia come questa situazione abbia anche rafforzato lo spirito di collaborazione: “Siamo una delle poche realtà europee veramente collaborative, non competitive.” Questo approccio ha permesso di superare momenti critici e di organizzare eventi significativi, come il recente convegno a Bologna, il 18 ottobre 2024, grazie al supporto volontario e alla disponibilità di spazi offerti da partner come l’Università di Bologna.
L’evoluzione delle piattaforme digitali ha amplificato la portata dei discorsi d’odio, rendendo necessarie nuove strategie di intervento. Gli studi condotti da gruppi di ricerca universitari e collaborazioni con il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea hanno dimostrato come le piattaforme online non siano solo strumenti di diffusione, ma ambienti in cui la responsabilità deve essere chiara e concreta. Normative come il Digital Services Act impongono alle piattaforme di adottare misure per prevenire la proliferazione dei contenuti d’odio e di rispondere alle segnalazioni degli utenti. Faloppa spiega che, sebbene ci siano passi avanti, “il cammino è ancora lungo e richiede un impegno costante da parte della società civile e delle istituzioni.”
Faloppa sottolinea l’importanza di una consapevolezza diffusa: “Anche senza essere vittime dirette, siamo tutti testimoni del discorso d’odio. La risposta deve essere collettiva.” La formazione, la riflessione critica e il dialogo tra società civile e istituzioni sono fondamentali per contrastare una realtà che rischia di normalizzare la violenza verbale. La rete lavora instancabilmente per promuovere un cambiamento culturale, puntando sull’educazione come strumento di prevenzione. La capacità di riconoscere le manifestazioni di odio e di affrontarle con strumenti adeguati rappresenta una sfida educativa che coinvolge scuole, famiglie e comunità.
In conclusione, la rete lavora per promuovere diritti e inclusione, ma la sfida più grande è mantenere alta l’attenzione e sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno in costante mutamento. L’invito di Faloppa è chiaro: la lotta contro l’odio richiede uno sforzo comune e instancabile. “Se non lo facciamo noi, chi lo farà?” è questo l’appello che risuona e che richiama alla responsabilità condivisa.
Alessandra Giannettoni

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