BABY GIRL: DESIDERIO FEMMINILE ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UNA REGISTA 

In concorso all’ottantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia, la regista olandese Halina Reijn, scrive e dirige Baby girl, che vede come protagonisti Nicole Kidman e Dickinson, con Antonio Banderas, Sophie Wilde, Esther McGregor, Vaughn Reilly, Lesley Silva, Victor Slezak e Gaite Jansen. 

Un film questo sul desiderio e i segreti più intimi femminili, sulla comunicazione, che a volte manca in una coppia : il tutto attraverso gli occhi di una donna. 

Baby girl è la storia di Romy, una donna d’affari, con una carriera avanzata all’interno di un’azienda di automazione, con due figli e sposata con un uomo, che sarebbe disposto a rischiare tutto per soddisfare le sue esigenze. 

La regista dichiara in diverse interviste che l’idea della pellicola nasce dopo la conversazione con un’amica, la quale le confida di non aver mai provato piacere con il marito in più di vent’anni di matrimonio. 

“Sono molto contenta di essere qui a Venezia con un film sul desiderio femminile”, dice la Reijn. In questo film emerge quello che è un pensiero probabilmente comune a molte donne ed è interessante come sia la protagonista stessa, Nicole Kidman, a cui viene affidato il ruolo anche più esposto, a dire di essere felice di aver girato con una regista, cosa che si era ripromessa di voler fare maggiormente anni prima a Cannes. 

“Quest’anno ci sono cinque donne in concorso, stiamo cambiando le cose”.

Il film, che parla di sesso, di segreti e di famiglia, di desidero intimo e di liberazione femminile viene scritto e interpretato da donne: questo è sicuramente importante dal punto di vista del significato, che la regista vuole fare arrivare al pubblico. 

L’attrice, infatti, afferma di essere stata contenta di aver girato con una cineasta questo materiale, che per certi versi può spaventare: 

 “È stato possibile parlare in modo incredibilmente onesto, da donna a donna, come se fosse mia sorella o la mia migliore amica. Ha un forte istinto materno, quindi era molto protettiva nei confronti di tutte noi. Ma soprattutto di me.”

Chiaramente nessuna discriminazione sulla bravura di registi, che avrebbero potuto scrivere la stessa storia, magari anche meglio, o dandone un esito diverso, ma ciò che risulta davvero essere in primo piano è la sintonia che in questo film c’è stata tra la regista e la protagonista del suo elaborato. 

Attraverso gli occhi di una donna, un’altra donna dà vita alla sua opera, dando voce in questo modo a milioni di altre donne: si può dire, alla luce delle parole dell’attrice, che la fiducia, che entrambe si sono date vicendevolmente, ha contribuito alla visione, che la regista voleva trasmettere del tema. 

Sara Gavinelli