“Il dubbio”, un’analisi profonda di fede e moralità

Nel 2008 il regista John Patrick Shanley porta al cinema Il dubbio, un’opera cinematografica basata sulla pièce teatrale vincitrice del Premio Pulitzer, che apre una finestra sui temi della fede, la moralità e l’incertezza. Uno spaccato inquietante sui delicati equilibri di potere di una comunità cattolica degli anni ‘60 che si trova a sollevare, o seppellire, dei dubbi atroci circa l’ineccepibile condotta di un parroco. Bronx 1964. 

La storia si sviluppa intorno alla storia di Suor Aloysius Beauvier, dalla personalità severa, rigida e determinata e di Padre Flynn, un prete moderno che accoglie nella scuola cattolica di quartiere il primo ragazzo afroamericano, Donald Muller, e lo aiuta ad integrarsi nella difficile società di quegli anni mostrandosi molto gentile con lui. Suor Aloysius Beauvier sospetta che il padre abbia avuto un comportamento inappropriato con il giovane ragazzo a seguito di alcune rivelazioni fatte da Suor James. Tutto inizia con la ricerca della verità e del tentativo dello scioglimento del dubbio. Verità e incertezza. 

Il film non rivela mai la vicenda fino in fondo costringendo il pubblico a scavarsi nell’intimo portando a galla le proprie convinzioni rispetto alla vicenda del film e rispetto ai comportamenti umani e alla fede religiosa. La narrazione è costruita in maniera magistrale perché non conferma mai le accuse mosse contro Padre Flynn. Sta allo spettatore confrontarsi con il proprio pregiudizio. Punto di forza del film è di sicuro l’interpretazione di Meryl Strepp, che nei panni di Suor Aloysius Beauvier , riesce a comunicare con intensità il timore e la vulnerabilità. Anche Philip Seymour Hoffman, con la sua interpretazione sfumata di Padre Flynn, riesce a portare in scena la dicotomia contrastante tra la benevolenza e il completo distacco. Amy Adams con l’innocenza di Suor James esprime il suo mondo interiore di incertezza e il conflitto interiore. 

La narrazione è accompagnata dalla scelta perfetta di musica e ambientazioni che mantengono alta la tensione, l’incertezza dominata dalla penombra degli ambienti, un’atmosfera cupa, quasi opprimente, che viene descritta con meticolosità di dettagli e precisione. La continua introspezione costringe il pubblico a porsi continue domande sulle certezze e sulla moralità che ognuno di noi dovrebbe avere dentro di sé. Un vortice di riflessioni che risuona come un profondo eco nella mente di tutti coloro che decidono di incamminarsi in questo infinito dibattito. 

Ottenendo cinque candidature agli oscar rappresenta di sicuro un perfetto esempio di cinema drammatico capace di esplorare tematiche complesse con profondità e particolare sensibilità. In conclusione, Il Dubbio è un film che merita di essere visto e rivisto, non solo per le sue interpretazioni eccezionali e la sua regia impeccabile, ma anche per la sua capacità di sfidare lo spettatore a confrontarsi con le proprie certezze e a riconoscere la fragilità della verità.

Matilde Martini