Sembra che ormai le nuove generazioni non sappiano stare senza due Air Pods nelle orecchie, o almeno è quello che Pietro Castellitto vuole fare trasparire dalle prime scene del film. Ma cosa si cela dietro l’apparente apatia e freddezza di un ragazzo borghese che vive in una Roma vana e decadente?
Secondo film come regista per Pietro Castellitto, Enea sembra riprendere alcuni tratti felliniani o sorrentiniani di una Roma borghese e decadente, dove sembra che si siano persi i valori più intimi e profondi.
Tutti gli avvenimenti del film sono intrecciati con il percorso di Enea, il protagonista, intepretato dallo stesso Castellitto, e la sua immensa fiducia nella vita. Tuttavia, la droga e la criminalità sono il simbolo e allo stesso tempo il riflesso di uno scenario differente.
Di questo scenario fanno parte un padre psicologo affermato e una madre conduttrice di un programma televisivo sui romanzi di attualità, i quali offrono al figlio una vita agiata. Lui, però, divide il suo tempo tra la gestione di un ristorante di sushi e il circolo di tennis. Cercando di sfuggire alla routine, si rifugia in un nichilismo di matrice nietzschiana, diventando spacciatore di cocaina. Insieme all’amico Valentino, abile aviatore con una madre affetta da Alzheimer, rivendicano quella felicità a cui gli adulti sembrano aver rinunciato.
Enea parla di una generazione di adulti borghesi, di cui lo stesso regista, nonché protagonista, è figlio, a confronto con giovani alla ricerca della felicità quella stessa che, forse, gli adulti, si sono dimenticati di cercare, o di inseguire, rimanendo sempre sul filo del perbenismo e della famiglia per bene di cui vogliono essere emblema.
Enea rincorre il mito di cui si fa porta voce e lo fa per sentirsi vivo in un’epoca in cui l’amore per gli adulti sembra essere diventato soltanto qualcosa da dover fingere, o nemmeno: la madre è depressa e sconfitta dall’amore che non crede più di poter o di saper trovare, il padre, malinconico, tenta di trovare nel successo del suo lavoro di psicologo una sorta di fuga da quella che è una sua infelicità permanente.
E allora, sulle note di Maledetta Primavera – “che resta di un sogno erotico se…” – resta l’amore, quel sentimento che consente di resistere fino a quando si sfiorisce insieme al tramonto della vita.
Una morte serena, una palma che si infrange su un fragile mondo di vetro, metafora di un’esistenza fragile celata dietro un cristallo perfetto che sembra lasciare vedere tutto e che da tutto può farsi distruggere. È tra le fratture della quotidianità che l’avventura di Enea e Valentino prende forma. Un’avventura che agli occhi degli altri sembrerà criminale, ma che per loro è, e rimarrà, prima di tutto, un viaggio di amicizia e amore.
Sara Gavinelli
