Il regista Stefano Mordini, basandosi sul libro di Edoardo Albinati ci ha fatto rivivere una storia terribile, quella del massacro del Circeo avvenuta negli anni ‘70. La storia ci costringe a guardare una visione cruda, forse fin troppo, di quello che è accaduto a due ragazze barbaramente torturate. Si tratta di una storia che ancora oggi sconvolge l’opinione pubblica.
Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, tre ragazzi che frequentavano la famosa scuola cattolica San Leone Magno che si trova a Roma, rapirono e torturarono Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Per puro miracolo la seconda ragazza non perse la vita e riuscì a testimoniare tutte le terribili sevizie che aveva subito dai torturatori.
Di un ambiente elitario, come quello della borghesia romana degli anni ‘70, Stefano Mordini non ci fa rivivere solo gli eventi raccontati dalla ragazza sopravvissuta ma cerca di far emergere le motivazioni che portarono i tre ragazzi della Roma bene a compiere un atto così disumano. All’interno della scuola cattolica, un istituto la cui rigidità morale era ben nota, si crea un micromondo distaccato dalla società italiana dell’epoca. I protagonisti, i tre ragazzi, vivono una competizione tossica in un clima in cui la mascolinità diventa un humus fertile per la violenza. In una ricostruzione approfondita degli ambienti e dell’atmosfera dell’Italia di quegli anni emerge, anche attraverso un’attenta scelta delle musiche, il grande contrasto tra il cambiamento della modernità emergente e la vecchia Italia.
I dettagli del processo sono illustrati con accuratezza nel film: i tre colpevoli furono catturati poco dopo che Donatella Colasanti fu trovata viva, grazie al fatto che aveva finto di essere morta. Angelo Izzo, uno dei principali artefici del massacro, fu condannato all’ergastolo, così come Gianni Guido e Andrea Ghira, sebbene quest’ultimo riuscì a scappare e rimase latitante fino alla sua presunta morte. Le condanne e i successivi sviluppi legali, inclusi i benefici di legge che permisero a Izzo di commettere altri crimini durante un permesso premio, sono rappresentati chiaramente mettendo in evidenza le carenze di un sistema giudiziario spesso incapace di prevenire la recidiva.
La scuola Cattolica non è solo un film sul Massacro del Circeo, ma una riflessione sulla responsabilità collettiva. Mordini invita lo spettatore a interrogarsi su come la società, l’educazione e le istituzioni possano influenzare comportamenti violenti, sia direttamente che indirettamente. Il film, con la sua narrazione incisiva e il suo impegno verso la verità storica, diventa così un’opera fondamentale per comprendere un capitolo oscuro della storia italiana.
In sintesi, La scuola cattolica è un film che, attraverso la ricostruzione di un crimine efferato, offre una profonda analisi delle radici della violenza e della complicità sociale. Stefano Mordini, con la sua regia sensibile e accurata, ci ricorda l’importanza di guardare oltre le apparenze per comprendere veramente le dinamiche che possono portare alla barbarie. Un’opera intensa e necessaria, che invita alla riflessione e alla memoria.
Matilde Martini
