- Titolo
Il nome del figlio
- Anno
2015
- Produzione
“Il nome del figlio” è un film prodotto da Indiana production in collaborazione con Rai Cinema
- Trama
Una sera, durante una cena tra cinque amici (due coppie e un amico d’infanzia), Paolo rivela che chiamerà il suo futuro figlio Benito. Questo fa crescere lo sgomento in Betta, la sorella, Sandro e Claudio amici di infanzia. In realtà, la trovata di Paolo è solo uno scherzo, che innesca, però, una serie di confessioni da parte di tutti i presenti: Sandro confessa di non stimare né Simona né Paolo, Claudio invece rivela di avere una relazione con Lucia, madre di Betta e di Paolo.
- Personaggi principali
Paolo Pontecorvo (interpretato da Alessandro Gassman) e Sandro (interpretato da Luigi Lo Cascio).
- Personaggi secondari
Claudio, Simona e Betta
- Protagonista
Paolo Pontecorvo
- Antagonista
Sandro
- Soft skill principale
Orientamento alle relazioni
- Altre soft skill
Assertività, Perseveranza
- Temi aziendali
Cambiamento
- Caratteristiche in ambito soft skill del protagonista
Orientamento alle relazioni, perseveranza
- Situazioni in cui queste emergono
Paolo, il protagonista, è molto orientato alle relazioni e lo dimostra in varie occasioni come, per esempio, quando rivela di essersi preso la colpa di aver affogato il cane Marx al posto dell’amico Sandro solo per salvarlo dalla terribile punizione che gli avrebbero inflitto. Questa soft skill emerge anche nei suoi dialoghi con la sorella Betta a cui rivolge parole e pensieri gentili e nei confronti del suo defunto padre Emanuele: per onorarlo infatti decide di chiamare suo figlio Emanuele come lui. Allo stesso tempo Paolo è perseverante e lo dimostra soprattutto quando insiste nel portar avanti lo scherzo del nome del figlio nonostante si siano innescate delle dinamiche poco piacevoli tra lui e i suoi amici.
- Caratteristiche in ambito soft skill (in negativo) dell’antagonista
Assertività
- Situazioni in cui queste emergono
Sandro in quasi tutti i suoi dialoghi risulta essere assertivo, anche se mostra sempre una velata invidia e senso critico nei confronti dei suoi interlocutori.
- Analisi delle sequenze e dei dialoghi e parallelismo con il mondo organizzativo/aziendale
Nella sequenza, che va dal minuto 25.52 al minuto 27.27, assistiamo alla discussione tra il protagonista Paolo e il cognato Sandro. I due, amici di infanzia e anche parenti, discutono sulla scelta di Paolo di chiamare il figlio “Benito”.
Paolo: “In realtà a te dà fastidio solo quello che possono pensare gli altri”.
Sandro: “Anche, non c’è niente di male a rispettare i sentimenti degli altri”.
Paolo: “E se si sbagliano?”.
Sandro: “Ma che centra, non è una questione di errore, è un imperativo categorico, vale sempre. La massima delle nostre azioni deve essere retta in maniera universale, è così che ci scopriamo liberi. Perché la libertà è la ratio, essendo della legge morale, ma la legge morale è la ratio condiscendi della libertà”.
Claudio:” Uh è stato appena citato Kant, critica della ragion pratica”.
Paolo: “E, infatti, sembrava troppo intelligente per lui, sei bravo con le parole degli altri”.
Claudio: “Già, ricordarsele…”.
Sandro: “Sai, le scrivono apposta in quelle cose chiamate libri”.
Paolo:” Aspetta un attimo, ma che regola è? Io voglio chiamare mio figlio Benito come il protagonista di un romanzo, che mi piace molto e che piace anche a te, ma non lo posso fare perché non è politicamente corretto?”.
Sandro: “Questo politicamente corretto, non sapete dire nient’altro, la verità è che vi piace fare gli scorretti perché siete dei vanitosi, credete di essere liberi ma solo perché ignorate che ci sono idee su cui si dibatte da millenni. Parliamo di legge morale, prova a leggere Kant!”.
Paolo: “Un’altra volta con Kant? L’unica cosa che mi ricordo è che ho preso quattro nel compito”.
Sandro: “Me lo ricordo anche io, te l’ho passato io il compito se no prendevi due”.
Paolo: “Guarda che non ce la fate ad abbattermi con le vostre citazioni, non siete mai riusciti a mortificarmi”.
Sandro: “Ma avete chi?”
Paolo: “Voi, lo sai perché? Perché siete oppressi di cervello, vivete dentro una gabbia mentale voi e la vostra superiorità antropologi, ma dai su”.
Sandro: “Ma come fai a non capire che così ci offendi? Offendi me, tua madre, tua sorella e anche Claudio”.
Claudio: “Grazie per avermi incluso”.
Sandro: “Benito Pontecorvo, ma ti rendi conto?”
All’interno di questa sequenza i due protagonisti del dibattito, Sandro e Paolo mettono in campo due soft skill differenti. Sandro l’assertività e Paolo la perseveranza. Con il suo comportamento assertivo Sandro esprime il suo disappunto per la scelta fatta dal cognato anche se, nelle sue parole, è evidente un attacco velato, la pungente volontà di sottolineare il suo disappunto, seppur in modo pacato e senza offendere il suo interlocutore. Paolo, invece, persevera nel rispondere a tono al cognato, nonostante egli sia ben consapevole che la trovata di chiamare suo figlio “Benito”, è uno scherzo messo in scena appositamente per farlo arrabbiare. Andando avanti con la pellicola, Sandro abbandonerà questo suo modo assertivo di gestire i dialoghi, perdendo la pazienza e rivelando i suoi veri sentimenti e i suoi veri pensieri, che emergono in modo chiaro nel battibecco con la moglie di Paolo. Allo stesso modo, nel mondo organizzativo e aziendale dialoghi simili, ma su temi differenti, possono presentarsi frequentemente: è, infatti, cosa comune non essere d’accordo su scelte e su decisioni prese dai colleghi o dai propri superiori; affrontare le discussioni in modo assertivo è una modalità rispettosa per presentare le proprie ragioni a scapito di quelle dell’altro.
- Perché questo film può essere utile al mondo lavorativo manageriale?
Questo film può essere utile al mondo manageriale perché mostra dinamiche (soprattutto nei dialoghi) che possono facilmente replicarsi in team di lavoro o tra i dipendenti in azienda. In questo senso, assumere un comportamento assertivo è una buona soluzione senza, però, emulare la modalità di Sandro.
Alessia Gugliotta
