CAMMINO COME RICERCA DI SE STESSI

L’ uomo è camminatore da secoli, fin dalla preistoria lo spostamento significava ricerca di nuove esperienze, conoscenza e superamento di paure. Attraverso le strade, in ogni epoca, viaggia la cultura, l’arte la scienza.

In questi ultimi tempi si è vista una crescita continua del viaggio in solitudine sui sentieri tracciati dalla storia o della fede. Un esempio per tutti il Cammino di Santiago diventato meta di grande affluenza turistica specie dopo l’uscita del film The Way uscito nel 2010.

La trama è semplice: un affermato professionista americano decide di portare a termine il cammino iniziato dal figlio morto, colpito accidentalmente da un fulmine, mentre stava completando il cammino verso Santiago. Thomas, il protagonista durante il viaggio a piedi per 800 km attraverso i Pirenei, stringe amicizia con diverse persone provenienti da varie parti del mondo tutti con un obiettivo da perseguire. Tra loro uno scrittore inglese in cerca di ispirazione che scriverà un libro in cui racconterà le storie dei compagni di viaggio.

Il protagonista spargerà le ceneri del figlio lungo il cammino fino a Muxia dove getterà il resto delle ceneri nell’oceano. Non è tanto la storia in sè che conquista, quanto ciò che avviene durante il viaggio che è il vero protagonista, l’elemento che cambia i personaggi che lo intraprendono. Non avviene nessun miracolo in realtà, ciascuno di loro non abbandonerà le proprie fragilità ma ciò che cambia veramente è il modo di conoscere se stessi, di accettarsi come esseri umani e di stabilire relazioni.

Ciò che fa del film emozione è proprio il cambiamento. Nel film Nomadland, premiato al festival di Venezia nel 2020 ad intraprendere il cammino è una donna non più giovanissima con una vita normale, piatta, senza legami particolari, una donna del nostro tempo alle prese con una quotidianità senza prospettiva (lavori saltuariamente per Amazon). Lei cambierà il corso della sua vita viaggiando in giro per l’America diventando in questo modo padrona del proprio destino. Il film è tratto da un libro ed è interpretato e prodotto da Frances McDorman, leone d’oro al festival di Venezia. Ci rappresenta un’America in cui molte persone sono costrette a indebitarsi semplicemente per un ricovero in ospedale. Nel film si parla anche di un gruppo di nomadi del terzo millennio che consapevoli del fallimento del “sogno americano” sperano di trovare nel viaggio una realtà più umana e solidale.

In entrambi i film non c’è nessun finale a sorpresa, la vita riprende il suo corso ma ciò che rimane è la sensazione quasi di rivincita personale sul destino. Che cos’è che fa del viaggio la bellezza? Sono le cose che si vedono nel camminare, il cambiare orizzonte in continuazione, le persone che camminano sono in costante contatto con la natura, non potrebbe che essere altrimenti, hanno a che fare con la natura, con il cambiamento delle stagioni, con la difficoltà del clima o del percorso in sè più o meno difficoltoso.

Una delle componenti del viaggio è rappresentata dagli incontri, dalle persone accomunate da intenti comuni, dalle stesse gioie o dagli stessi dolori perché è ciò che ci rende simili nel viaggio della vita.

“Solitudine immensa? ed io che sono?,” Quella di cui Il Pastore Notturno Errante per l’Asia di Leopardi sente mentre guarda lo spettacolo della luna lontana, la fratellanza, invece è il tema di Nomadland in cui la protagonista continua la sua strada da sola ma ciò che porta con sé sono le persone che le hanno offerto un riparo durante il viaggio.

Viaggio è sfida: è Ulisse di Dante che non rispetta l’ordine di Dio di intraprendere il viaggio oltre le colonne d’Ercole. Pagherà cara la sua superbia perché la nave si capovolgerà ma lui, l’Eroe, affronta il destino per sete di conoscenza.

La letteratura abbonda di protagonisti e di racconti di viaggio da Dante ai moderni Chatwin e Terzani ma la sete di viaggio ha fatto sì anche Salgari si fosse inventato posti che non aveva mai visto, pur restando a casa.

Viaggiare è metafora della vita: le partenze, gli arresti, i ritorni, i cambi di direzione, altro non sono che momenti vissuti nel quotidiano. Un modo per raccontare il proprio io interiore.

Giorgia Casarini