LA TELEMEDICINA E LA MINACCIA DEL TECNOSTRESS: ARMONIZZARE BENESSERE E CONNESSIONE VIRTUALE

La rivoluzione tecnologica ha ridefinito il rapporto paziente-medico, consentendo cure da remoto, un ponte virtuale che trasforma la distanza in opportunità. In questa scena digitale tuttavia emerge il tecnostress.

Nuovi vantaggi per chi fatica ad avere accesso ai luoghi fisici: è la telemedicina ad aprire nuovi orizzonti e nell’era del digitale si afferma come pilastro della sanità attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, offrendo un accesso agevole ai servizi sanitari di assistenza nelle malattie croniche, di prevenzione e di monitoraggio dei pazienti a distanza e creando una connessione tra ospedali, medici e territorio. La telemedicina implica la trasmissione sicura di informazioni e di dati medici sotto forma di testi, immagini o altri formati. Tuttavia, è importante sottolineare che la prestazione in telemedicina non mira a sostituire l’approccio tradizionale nel rapporto personale medico-paziente, ma piuttosto a integrarlo per migliorarne l’efficacia, l’efficienza e l’appropriatezza. La telemedicina deve rispettare tutti i diritti e gli obblighi propri di qualsiasi atto sanitario.

Una vera innovazione che ha dei benefici tanto per le persone più fragili – come i bambini, gli anziani o coloro che hanno patologie gravi – quanto per l’ambiente, perché è in grado di limitare gli spostamenti di molti pazienti e del personale sanitario e, dunque, ridurre le emissioni di CO2. In ambito chirurgico, si parla di telechirurgia quando è possibile operare con dei robot comandati da remoto per interventi complessi e invasivi, in modo che possano essere eseguiti alla perfezione. In ambito sanitario, è possibile che un medico visiti a distanza un paziente malato di cuore, in quanto sarebbe troppo pericoloso farlo andare costantemente in ospedale per le visite o anche che ne analizzi l’elettrocardiogramma, mentre il paziente rimane in ospedale assistito da un infermiere.

Tuttavia, un’ombra preoccupante emerge silenziosa: il cosiddetto “tecnostress”. Di che cosa si tratta? Questo termine fa riferimento all’eccessiva esposizione alle tecnologie digitali, che può minare il benessere psicologico individuale. La costante connessione virtuale, la pressione per adattarsi alle nuove tecnologie e l’ansia legata alla gestione dei dati personali online possono generare tensioni psicologiche. Il tecnostress è quel fenomeno che colpisce tutti gli individui nella loro vita quotidiana e non solo pazienti e operatori in ambito sanitario. I medici che operano e che visitano da remoto, tendono a provare stress, esattamente come chi viene curato. Questo perché molti interventi richiedono attenzione, impegno e tempo. La sfida attuale è quindi trovare un equilibrio tra l’utilizzo della telemedicina e la preservazione della salute mentale degli individui per garantire un futuro sano per tutti. Le istituzioni sanitarie e le aziende tecnologiche devono collaborare per sviluppare soluzioni che riducano il carico emotivo derivante dall’interazione con strumenti digitali, fornendo ad esempio maggior training attraverso la comunicazione.

Se si parla del tecnostress come fenomeno generale, è necessario incoraggiare pause digitali, una maggior consapevolezza e promuovere uno stile di vita equilibrato, che contribuisca a mitigarne gli effetti negativi. Se invece, cerchiamo di fornire una soluzione in campo medico sarebbe necessario promuovere la new media literacy per ridurre il divario digitale tra generazioni e fornire strumenti per gestire lo stress tecnologico.

Armonizzare” è la parola chiave, cosicché la tecnologia sempre più avanzata possa divenire parte integrante della realtà quotidiana e di quella sanitaria, senza che sia un peso per le parti coinvolte. In questo modo, si potrà costruire un futuro in cui l’innovazione tecnologica si fonde armoniosamente con le esigenze umane, migliorando la qualità della vita e contribuendo al progresso sostenibile della società.

Vanessa Lupi