Bella l’esperienza all’estero, ma poco si parla del caos interiore che ti può portare un’esperienza del genere!
L’esperienza di studio per un periodo (più o meno lungo che sia) all’estero è una delle attività più consigliate da svolgere durante il percorso educativo, in quanto è riconosciuto come un momento di crescita personale oltre che educativa. Ma questa crescita personale di cui tanto si parla, vi siete mai chiesti da cosa sia scaturita? Beh, io si. La mia risposta è il rollercoaster emozionale sul quale saliamo al momento della partenza per un soggiorno all’estero.
Ma cosa si intende per “rollercoaster emozionale”?
Credo che possiamo definirla come un insieme di fasi alterne nelle quali abbiamo pensieri negativi e positivi. Sicuramente al momento della partenza, metaforicamente la salita sulla montagna russa, le emozioni provate sono per lo più eccitazione e curiosità, quindi sicuramente aspetti positivi. Al momento del nostro arrivo nel paese che ci ospiterà per il soggiorno, entrano in gioco voglia di scoprire nuovi luoghi e nuove culture. Tutti aspetti positivi che sono esaltati dall’incontro con altri studenti che stanno svolgendo il nostro percorso (perché diciamolo, le amicizie fatte in questo ambiente hanno veramente un qualcosa di speciale). Poi però arriva quella sera, soli, nel letto, magari esausti da una giornata intensa, dove entriamo in un vortice di tristezza, mancanza di amicizie e familiari, solitudine. È così che dopo mille videochiamate ti tiri su e vai a dormire, pronto per ripartire per la giornata successiva che porta con sé novità. Quindi riparti, dopo una serata negativa ancora più carico di energia, ed è così che hai superato il primo “giro della morte” della montagna russa, e chissà quanti ancora ce ne saranno.
Ma è tutto normale?
Si, stai vivendo probabilmente una delle esperienze più belle della tua vita, ma allo stesso tempo è una delle più dure. Quindi, così come crei dei ricordi indelebili, allo stesso tempo ti fortifichi perché solo, o con un aiuto a distanza, riesci a superare i momenti di tristezza, ansia e preoccupazione. È da lì che scaturisce la tua crescita personale, perché superando quei momenti di buio ti senti in grado di “spaccare il mondo” e il tuo livello di autostima ed autocontrollo sale.
In definitiva, se stai decidendo se affrontare un periodo di studio all’estero o meno, ma non ti senti all’altezza, il mio consiglio è: “VAI!” È un’esperienza che ti mette alla prova sotto molti punti di vista: devi uscire dalla tua comfort zona, devi abituarti a nuovi usi e costumi, devi abituarti al cibo, devi affrontare le barriere linguistiche, e devi anche affrontare da solo i momenti di tristezza, per quanto questo pensieri possano farti sentire sopraffatto, non demordere, perché ne uscirai fortificato e in grado di affrontare tutte le sfide che ti si presenteranno in futuro.
Cecilia Guidi
