Attraverso l’osservazione di alcuni aspetti della realtà concreta si rafforza sempre di più il paradigma teorico, osservato a posteriori, della generatività sociale che consiste in un nuovo modo di pensare e di agire, personale e collettivo, in cui ciascuno riesce a realizzarsi arricchendo, allo stesso tempo, il contesto sociale.
La riflessione sulle modalità di comunicazione, quindi sulla dimensione dell’udito, della parola, dei suoni e della scrittura, l’interazione tra la dimensione uditiva e quella visiva e lo studio dell’organizzazione dello spazio comunicativo in relazione al rapporto tra il visibile e il non visibile, hanno portato a osservare come la parola possa ridurre il cosmo a mondo, facilitando l’equilibrio tra i sensi nel rapporto con la realtà.
Ciò ha portato l’affermarsi dell’idea che esista un paradigma generativo in grado di contrastare l’entropia crescente del nostro mondo sociale.
In altre parole, si tratta di un’energia interna e vitale, radicata in ciascun individuo, che stimola i soggetti a non accontentarsi della realtà, ma li spinge, piuttosto, verso una ricerca continua finalizzata a soddisfare il desiderio che sta alla base del processo di realizzazione di sé.
La generatività – come riportato da http://generativita.it/it/generativita/ – «costituisce una delle vie attraverso cui il desiderio riesce a prendere forma, ingaggiando il soggetto verso un altro-da-sé a cui si lega ma che, al tempo stesso, lo supera. Ecco perché la generatività non si riduce all’atto di generosità, come momento isolato: in quanto processo aperto, in dialogo continuo con il contesto e le circostanze che si vengono a creare, la generatività tende ad assumere la caratteristica di una forma di vita dinamica, che si sviluppa nel tempo».
Ma come riconoscere la generatività nella comunicazione?
La generatività può essere riconosciuta attraverso la presenza di un movimento che consiste nell’oltrepassare se stessi alimentando un legame sociale dinamico basato su una relazione di gratitudine, capacitazione e creatività. In altri termini, si tratta di una modalità di individualizzazione attraverso le relazioni con gli altri: ogni individuazione è una co-individuazione.
Nella comunicazione generativa il “dire” e il “fare” sono intrinsecamente legati.
Freud, facendo riferimento alla magia e agli incantesimi, afferma che le parole hanno il potere magico di suscitare qualcosa. Infatti, la differenza che intercorre tra i “termini” e le “parole” è riscontrata nel fatto che i primi definiscono una realtà precisa, univoca, chiara, mentre le seconde convogliano attorno all’oggetto un insieme vago di senso comportando un coinvolgimento, una partecipazione e un legame tra le parti coinvolte.
La comunicazione generativa è fatta di parole e non di termini, non è pura espressione di sé e neanche pura informazione, si tratta di una dimensione costitutiva del nostro esistere. L’azione sociale generativa, infatti, non è solo una prassi ma anche un discorso, un insieme di valori decontestualizzati che valorizza la pluralità delle forme la diversità di pensiero e di conoscenze.
La relazionalità generativa contrasta l’omologazione e l’entropia perché consente nuove forme di ri-composizione, ri-aggregazione attraverso le tre fasi generative: mettere al mondo, prendersi cura e lasciare andare.
In conclusione, possiamo affermare che la generatività della comunicazione viene riscontrata nella capacità generativa di andare oltre i limiti e di rigenerare i modi di vivere attraverso azioni di innovazione radicata e rottura dei dualismi che permettono il discostamento dal pensiero “compartizzante” che impone una suddivisione rigida della realtà.
Anita Carpinteri
