LA CAMPAGNA PROMOZIONALE DEL NUOVO ALBUM DI SALMO: TOP O FLOP?

Salmo, noto come @lebonwski, è senza dubbio uno degli artisti più discussi degli ultimi anni. È schietto, punzecchiante, controcorrente, talvolta controverso. La sua musica è contaminata da mille generi, per questo unica. Ma, oltre a questo, si contraddistingue per le campagne promozionali dei suoi dischi.

Se pensiamo a Salmo pensiamo ad un artista rivoluzionario, noncurante dell’opinione altrui (d’altronde è Salmo, starete pensando). Tenta di andare sempre controcorrente, un po’ per natura, un po’ per fare hype. E a fare hype è proprio bravo. A dimostrarlo sono le campagne di marketing messe a punto per l’uscita dei nuovi album.

Partiamo dal presupposto che il panorama musicale è cambiato: le vendite degli album fisici sono crollate, lasciando spazio all’ascolto online e sulle piattaforme streaming. Per questo, tutti gli artisti e le loro case discografiche, puntano sullo sviluppo di campagne pubblicitarie unconventional. Da Gazzelle a Calcutta, da Marracash a Gue, sono tanti gli artisti che hanno implementato delle campagne di unconventional marketing, ma Salmo è quello che più di tutti osa e va fuori dagli schemi. Nel 2018, per il lancio di “Playlist”, ha aperto un canale su Pornhub, caricando un video in cui una madre entra nella camera del figlio interrompendolo “sul più bello”: nel bel mezzo dell’ascolto dell’album. Sempre per la promozione dello stesso album si travestì da clochard e cantò in anteprima alcune delle canzoni senza che nessuno, almeno inizialmente, lo riconoscesse.

Più recentemente, intorno alla fine di settembre, l’artista ha sganciato un’altra bomba: per pubblicizzare l’uscita del suo ultimo album, “Flop”, a Milano e a Roma sono state predisposte due installazioni con la scritta FLOP su cui era disteso un manichino raffigurante l’artista, talmente fedele da mandare in confusione i passanti. A Milano, inoltre, sono stati installati diversi billboard: uno in Piazza San Babila, in cui Salmo sembra letteralmente strappare il cartellone pubblicitario e fuoriuscire dallo schermo per osservare i passanti; un altro, via Montenapoleone, in cui Salmo fa parkour sui palazzi; un altro ancora, in Piazza Cavour, con dei manichini che piombano sulla scritta FLOP. Sempre nel capoluogo meneghino, davanti alla Stazione Centrale di Milano, si poteva trovare l’installazione più discussa e criticata: l’artista disteso sul cofano di una Cadillac dopo un incidente. Tra le miriadi di critiche ricevute, ci sono quelle dei familiari delle vittime di incidenti stradali e dell’Aivis, l’Associazione Italiana Vittime della Strada. “Si sta passando quel limite che non andrebbe mai passato, cioè di usare strumentalmente tutto. Purtroppo, ci hanno ormai abituati a utilizzare qualsiasi cosa, dal corpo alla dignità, tutto messo sotto forma di spettacolo. Si è sdoganata questa deriva esistenziale. Lui che vorrebbe distinguersi, in realtà rientra a pieno titolo nella massa”, ha dichiarato Manuela Barbarossa, presidentessa dell’associazione.

Che sia stato un flop o una scelta ragionata e collegata al tema centrale dell’album, il fallimento, non è dato saperlo: il Dio della sregolatezza non si è esposto e, probabilmente, mai lo farà. Di certo questa strategia è stata un’attention getter che non è passato inosservato e, anche se criticato, l’artista ha ottenuto ciò che voleva: che tutta Italia parlasse del nuovo album.

In conclusione, nessun artista si può ormai sottrarre a questa nuova tendenza del marketing, diventata indispensabile in un contesto in cui basta uno schiocco di dita per diventare famosi e ancora meno per essere inghiottiti da un buco nero e perdere d’interesse. 

Spoiler: nemmeno Salmo può.

Stefania Pezzuto