LA NARRAZIONE DEL Sé SUI SOCIAL NETWORK

“Essere o non essere?”: così recita la celeberrima frase dell’Amleto di William Shakespeare. Nella società moderna ci si potrebbe domandare invece: essere o apparire? Cosa conta di più? E quanta verità si cela dietro dei profili social?

Scrollare la home di Instagram significa imbattersi in fotografie di corpi perfetti e vite perfette che si impongono come stereotipi da imitare e che incidono sull’autostima di chi li osserva e li brama. Si stabiliscono così degli standard di bellezza e di vita che possono causare problemi nell’accettazione dei propri difetti o del proprio status sociale ed economico, soprattutto tra i giovani. A tal proposito, a partire da giugno di quest’anno, la Norvegia ha adottato una vera e propria legge che obbliga a dichiarare se nelle foto pubblicate siano stati applicati dei filtri. 

Negli ultimi tempi, in generale, è emerso un ritorno a un tipo di narrazione del sé meno selettivo: ad esempio, diverse influencer hanno deciso di instaurare un rapporto più sincero con i propri seguaci, mostrandosi “al naturale” e postando foto o video con hashtag come #nomakeup. Di recente, anche il programma televisivo Le Iene ha condotto una campagna dal nome #NoFilterSulSerio, volta a sensibilizzare su questo tema. Nel post pubblicato sull’account Instagram ufficiale (@redazioneiene) appaiono diversi volti conosciuti: Aurora Baruto, con più di 3 milioni di followers su TikTok, Giulia Salemi, con 1,7 milioni di followers su Instagram, Taylor Mega, con 2,6 milioni di followers su Instagram, e molti altri. 

È importante capire, quindi, che i social non sono la realtà e che possono trarci in inganno: molte volte dimentichiamo che dietro lo schermo di un cellulare si cela una persona reale e non crediamo sia possibile che delle persone belle, apparentemente sane e con una carriera brillante possano avere dei problemi, fisici o mentali. A queste persone, che sembrano così fortunate e privilegiate, non è quasi concesso lamentarsi. 

Un caso recente che ha suscitato molto scalpore è quello che riguarda Bella Hadid, la quale ha avuto il coraggio di condividere il suo lato più debole e umano con i suoi quasi 48 milioni di followers. Nel suo post di sfogo del 10 novembre, ha ammesso di soffrire da tempo di ansia e depressione, paragonando i disturbi mentali e gli squilibri fisici a delle montagne russe, con alti e bassi. Una serie di foto in lacrime sono accompagnate dalla riflessione della modella americana, che ha ripreso il discorso della collega Willow Smith su temi quali insicurezze e ansie a livello artistico. Le sue parole, forti come un pugno in pieno viso, celano però anche una speranza perché, come ha detto lei stessa, alla fine del tunnel c’è la luce per tutti. Il consiglio di Bella Hadid è stato quello di lavorare duramente su sé stessi per imparare a conoscersi meglio. In questo modo, “capirai sempre di più il tuo dolore e come gestirlo”, ha scritto. 

Anche Valentina Ferragni si è confidata con i suoi 4 milioni di seguaci, mostrando loro la foto della cicatrice dovuta all’operazione alla quale si è sottoposta a causa di uno “strano brufolo” che non riusciva a risanarsi e che ormai aveva da più di un anno. Quello che ha voluto dimostrare è che “Instagram non è solo viaggi, moda, amore, politica, belle cose e cibo, è fatto anche di vera vita, veri problemi e vere persone”. La sorella di Chiara ha voluto ribadire che la salute è la cosa più importante in assoluto: per questo, bisogna prendersi cura di sé e amarsi per quel che si è, perché ogni cicatrice (fisica o interiore) è una battaglia vinta. 

Ancora oggi, tuttavia, c’è una certa reticenza a parlare di debolezze o malattie su canali di comunicazione come quelli dei social network poiché si è abituati, purtroppo, a tutt’altro tipo di storytelling.

Rebecca Corcelli