CASO EPSTEIN: LO SCANDALO SESSUALE DELL’ULTIMO DECENNIO

Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione è una miniserie documentaristica di Netflix diretta da Lisa Bryant e tratta dal bestseller Filthy Rich di James Patterson che, attraverso diverse testimonianze, narra la storia del miliardario accusato di pedofilia e traffico di minori.

Imprenditore miliardario newyorkese, Epstein fondò la sua ascesa nel mistero attraverso forti legami con uomini potenti (Kevin Spacey, Les Wexner, Bill Clinton, Donald Trump, il principe Andrew) ed instaurando una relazione amorosa e d’affari con la figlia del patron dell’editoria britannica Robert Maxwell, Ghislaine. L’estrema complicità della donna ed i bisogni perversi dell’uomo porteranno i due ad intessere, per oltre un decennio, uno schema piramidale di abusi e traffico di minori a scopi sessuali. Ma fino a che punto si sono spinti?

Marzo 2005, la polizia di Palm Beach, Florida, riceve una chiamata: la matrigna di una ragazzina accusa Epstein di molestie sessuali. Iniziano le indagini ed il 3 ottobre, Haley Robson, 16 anni, testimonia a sua volta, ribadendo le dinamiche dell’adescamento: un “uomo anziano” avrebbe pagato 200€ un semplice massaggio, non rivelatosi poi tale. Diciassette giorni dopo scatta il mandato di perquisizione nella residenza di Palm Beach dell’uomo: vengono trovate fotografie, busti e statue di donne nude.

Secondo le testimonianze delle vittime, ragazzine con anima e passato tormentato in cerca di un nuovo inizio, le numerose proprietà di Epstein contenevano videocamere in ogni stanza, in modo da registrarle 24 ore su 24. Molte di queste, con l’aiuto di Ghislaine e per paura di possibili ripercussioni, cominciarono a lavorare per i due, adescando nuove “prede”.

Nonostante le denunce fossero iniziate nel lontano 1996 con la storia delle sorelle Maria e Annie Farmer, l’FBI l’aveva tenuto nascosto per anni. Fu Vicky Ward, giornalista investigativa, la prima a cercare di dare voce alla storia delle due giovani con un articolo redatto nel 2003 per la rivista Vanity Fair. Tentativo disilluso dal momento in cui l’allora direttore della rivista, Graydon Carter, dopo il ritrovamento di una testa di gatto e di un proiettile nel proprio cortile, escluse dal pezzo la vicenda delle due ragazze.

Nel corso degli anni le testimonianze si moltiplicarono (Shawna Rivera, Michelle Licata, Courtney Wild, Alicia Arden, Sarah Ransome, Chantae Davies, Virginia Roberts Giuffre ed altre ancora) ma, nel luglio del 2006, Epstein ottenne un patteggiamento di soli 13 mesi di detenzione. Incriminato con quattro capi d’accusa, il suo team di difensori, tra cui l’avvocato Alan Dershowitz, siglò la trattativa nel 2008 con il procuratore degli Stati Uniti Alexander Acosta.

Occorreranno altri 9 anni ed il movimento femminista contro le molestie sessuali #MeToo, per riportare alla ribalta questo scottante tema. Così il 28 novembre 2018 il Miami Herald pubblicò un report per esaminare l’immunità di Epstein, arrivando ad avviare un nuovo processo. Prima del suo inizio, tuttavia, il 10 agosto 2019 il magnate fu ritrovato impiccato nella sua cella del carcere di Manhattan. Questo atto finale ha contribuito a lasciare un alone di mistero sulla sua vita, chiudendo il documentario con un epilogo drammatico.

Il tutto viene ricostruito attraverso un ritmo serrato e scene d’archivio ma ciò che più coinvolge lo spettatore sono i racconti delle vittime a cui viene finalmente data una voce, dopo anni passati senza essere state ascoltate.

Elisa Bo