TAKASHI MURAKAMI: DALL'ARTE ALLA MODA, PASSANDO PER I SOCIAL

Nel 2008 la prestigiosa classifica del Time Magazine lo ha inserito tra le 100 persone più influenti al mondo, definendolo il più autorevole rappresentante della cultura giapponese contemporanea. Da molti è considerato il Warhol d’Oriente. Parliamo di Takashi Murakami, uno degli artisti più celebri del panorama artistico contemporaneo, probabilmente il più caleidoscopico.

Per definire la sua visione artistica Murakami ha coniato il termine Superflat– letteralmente “superpiatto”- manifesto estetico successivamente divenuto un vero e proprio movimento culturale in Giappone. Se dovessimo riassumere il concetto alla base della sua produzione artistica, potremmo dire che affonda le sue radici nell’universo pop, influenzato dell’estetica tradizionale giapponese, ma soprattutto dall’Otaku – la subcultura giapponese nata nel secondo dopoguerra che rimanda all’iconografia manga e anime. Le sue opere dai colori sgargianti sono ispirate alla cultura di massa, al consumismo e all’immaginario nipponico contemporaneo. 

Considerato uno degli artisti viventi di maggior successo del panorama contemporaneo, Murakami è riuscito a travalicare i confini dell’arte, invadendo il campo della moda e facendo interagire questi due mondi in un dialogo dirompente ed innovativo.

Tutto iniziò nel 2003, quando Marc Jacobs, ai tempi direttore creativo di Louis Vuitton, lo invitò nel suo studio di Parigi. Da qui nacque una lunga fase di collaborazione, che portò ad una reinterpretazione dell’iconico monogram della maison in versione multicolor. Divenuta da subito un must per le celebrities, la borsa Vuitton in chiave arcobaleno iniziò a comparire sulle più importanti riviste di moda (e non solo), facendo esplodere la popolarità dell’artista. Il sodalizio fra Murakami e la casa di moda francese produsse numerose collezioni, fra le quali l’iconica Cherry Blossom, e il Monogramouflage– in cui l’artista ha immaginato il pattern in chiave militare.

Dopo 10 anni di collaborazione con la maison francese, interrotta dall’arrivo del nuovo direttore creativo Nicolas Ghesquière, numerose furono le richieste di brand che si contendevano la firma di Murakami. Si può infatti dire che l’artista giapponese fu il pioniere delle collaborazioni tra arte e moda, oggi divenute all’odine del giorno nel mondo fashion – soprattutto nell’ambito dello streetwear.

E fu proprio un brand di streetwear, Vans, ad aggiudicarsi l’artista, il quale produsse Vault– una collezione di sneakers e skateboard con l’inconfondibile pattern multicolor. 

A questo punto Murakami aveva acquisito lo status di icona anche nell’Olimpo fashion: i pezzi delle sue collezioni, spesso prodotti in edizione limitata, erano ricercatissimi e perciò molto contesi online. In prima linea ad ogni fashion week, si faceva riconoscere per i suoi look eccentrici – che non sfuggivano all’occhio del web.

Nel 2018 arriva la collaborazione con Virgil Abloh, direttore creativo del menswear di Louis Vuitton nonché uno dei personaggi più influenti del mondo della moda negli ultimi anni. Insieme hanno collaborato dando vita ad una serie di mostre nelle Gallerie Gagosian, da Londra, a Parigi, New York fino ad approdare a Los Angeles. La popolarità di entrambi, specialmente sui social, ha sicuramente contribuito all’enorme successo della collaborazione. Infatti, il successo di Murakami lo ha portato a raggiungere quota 1.7 milioni di followers su Instagram, dove posta costantemente sia di arte che di moda. Abloh, re indiscusso dello streetwear a livello mondiale con il suo brand Off White, conta 4.8 milioni di seguaci. 

È proprio l’abilità di uscire dai confini dell’arte per abbracciare il mondo della moda che ha permesso a Murakami di essere riconosciuto ed apprezzato in entrambi gli ambiti.

Infatti, se nel mondo fashion è considerato una celebrità, per il mercato dell’arte è uno degli artisti più ricercati del momento: celebre fu la vendita all’asta della sua scultura intitolata My Lonesome Cowboy, aggiudicata per 15,1 milioni di dollari. Grazie a lui, il caleidoscopico immaginario dei manga e degli anime ha invaso l’universo del fashion – conquistando sia il mondo streetwear sia l’alta moda più tradizionalista. Con una buona dose di viralità.

Lucrezia Mozzanica