INSTAGRAM DALLA PARTE DEI CONSUMATORI: L'INTRODUZIONE DEI CONTENUTI BRANDIZZATI ANCHE PER I MICRO-INFLUENCER

Camilla Boniardi (@camihawke) e Alice Venturi (@alicelikeaudrey) sono solo alcune delle influencer che, in questi ultimi mesi, si sono fatte portavoce di un problema che da tempo affligge le piattaforme social: la pubblicità occulta. Brand e prodotti vengono ricorrentemente mostrati e promossi in post e stories di influencer di ogni portata, spesso omettendo gli hashtag #AD o #ADV, che permettono al pubblico di scindere un consiglio spontaneo e personale da una sponsorizzazione sotto contratto.

L’influencer marketing costituisce indubbiamente un tassello importante per la promozione di marchi e merci nel mercato contemporaneo; permette infatti di sfruttare le capacità comunicative, la popolarità e la grande rete di contatti di alcuni individui per raggiungere un pubblico di potenziali acquirenti con un messaggio semplice e più diretto. Non si tratta, però, di discutere l’eticità dell’influencer marketing, quanto piuttosto di far fronte a un problema evidente, portando al rispetto dei diritti degli utenti, in qualità di fruitori, e dei doveri del ruolo che l’influencer riveste.

L’art. 4 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, emanato dall’IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria), palesa infatti la necessità di rendere noto l’intento promozionale di testimonianze o accreditamenti di prodotti, così da arginare il rischio di pubblicità occulta, che tragga in inganno il consumatore. Non sempre però gli influencer hanno cura di inserire gli hashtag predisposti per rendere chiaro che si tratta di contenuti in collaborazione con un’azienda, alcune volte per non curanza dell’influencer stesso, altre in modo volontario, sotto la spinta della credenza che un post a sfondo promozionale possa avere minor efficacia.

 Da qualche anno Instagram si è dotato di uno strumento chiamato “Partnership pubblicizzata con” nel tentativo di ostacolare il fenomeno della pubblicità occulta e di regolamentare i rapporti tra brand e influencer. Si tratta della possibilità per l’utente di creare contenuti brandizzati, rendendo esplicito che si tratta di una collaborazione con il brand taggato. Al tempo stesso l’azienda collaboratrice ha la possibilità di controllare i contenuti che vengono condivisi, il post o la story vengono infatti pubblicati previa accettazione, e utilizzarli, avendo accesso anche alla sezione Insight

Nel primo anno di sviluppo, il 2017, la funzione era disponibile esclusivamente per alcuni profili, principalmente account verificati e creator con molti seguaci. Di recente è stato annunciato che questo strumento, ancora in fase di implementazione, sarà disponibile per tutte le tipologie di profilo, indipendentemente dal numero di seguaci, ad eccezione di quello personale pubblico e privato, che non dispongono della sezione dedicata agli Insight. Una grande novità che presta particolare attenzione al crescente fenomeno dei micro-influencer, dotati di un numero di seguaci compresi tra i 5.000 e 10.000, sempre più ambiti e ricercati dai brand per collaborazioni e sponsorizzazioni, proprio per il loro carattere spontaneo e genuino. Non celebrità o creator da migliaia di follower, ma persone comuni, dal seguito modesto, che parlano in modo diretto e informale al proprio pubblico, conquistando nella maggior parte dei casi la loro simpatia. I micro-influencer si prestano quindi maggiormente a collaborazioni con brand di nicchia o alla creazione di contenuti originali in merito a passioni o settori specifici con estrema efficacia. Le aziende preferiscono, nella maggior parte dei casi, ripartire il proprio budget affidandosi a molti micro-influencer, dal carattere autentico, piuttosto che investirlo in pochi personaggi pubblici, che il pubblico social odierno considera come fantocci al servizio dei brand, in cambio di ingenti somme. 

Instagram decide, quindi, di prendere una posizione chiara in merito al fenomeno diffuso della pubblicità occulta e offre alle aziende e a tutti gli influencer un mezzo per svolgere il proprio lavoro in modo chiaro e trasparente, nel totale rispetto dei consumatori e degli utenti. Mettendo poi a disposizione di tutti questa funzione dichiara aperta l’era dei micro-influencer.

Rachele Viani