LE RAGAZZE DEL CENTRALINO: DONNE IN LOTTA PER L’EMANCIPAZIONE

La prima serie Netflix realizzata in Spagna, che vede come protagoniste Blanca Suárez, Ana Fernández, Maggie Civantos e Nadia de Santiago, racconta la situazione femminile degli anni ’30. Cercherò di raccontarvi e commentare per voi “Las chicas del cable” evitando spoiler, quindi state tranquilli, continuate pure la lettura!

Come già detto la serie è ambientata negli anni ’30: scenografia e abiti sono impeccabilmente adattati all’epoca di riferimento.
Le vicende vengono narrate da un punto di vista totalmente femminile: di fatto la voce narrante è quella di Alba, Blanca Suárez. Nonostante ciò, gli autori non hanno voluto definire esplicitamente la serie come “femminista” per paura che fosse catalogata come un contenuto destinato a sole donne, e che il target risultasse quindi ristretto.
La verità è che “Le ragazze del centralino” ha tanto da insegnare a entrambi i sessi.

Vi riporto le parole di Alba che potete ascoltare nel trailer:

“Nel 1928 nel mondo c’erano due miliardi di persone, ognuno con i propri sogni, le proprie speranze e con i propri problemi. La vita non era semplice per nessuno, ma soprattutto per una donna: non eravamo libere ma sognavamo di esserlo”

Ritroviamo in questa citazione la volontà di lotta di donne senza diritto di voto, che cercano di essere indipendenti dagli uomini, che si tratti di padri o di mariti, e l’unico modo per esserlo è avere un lavoro. Da qui “Le ragazze del centralino”, ovvero donne che lavorano nella compagnia telefonica di Madrid come centraliniste stabilendo la comunicazione tra le due linee.

Le tematiche trattate attraverso le vite delle operatrici telefoniche sono differenti: ritroviamo la paura di trasferirsi in una grande città, i pregiudizi familiari, la violenza di genere, l’omosessualità, l’abuso di potere da parte degli uomini e soprattutto il maschilismo nel lavoro. Può una persona altamente competente essere contabile anche se porta la gonna?

Personalmente, da donna, ci sono state molte scene che mi hanno colpita, e soprattutto infastidita, poiché mettevano in scena situazioni per noi oggi inconcepibili, o almeno nel mondo occidentale. Viviamo in un mondo dove le donne sono purtroppo ancora considerate inferiori.
Credo che questa serie sia molto interessante perché innanzitutto ci ricorda che se oggi noi donne abbiamo quel che abbiamo, è perché qualcuno prima di noi ha lottato per cambiare la mentalità di un mondo maschilista, e poi che non dobbiamo mai smettere di continuare a difendere la libertà conquistata.
È grazie a queste donne, che si sono messe in gioco rischiando la propria vita, che oggi molte altre possono lavorare, studiare e sì, essere indipendenti.

Antonella Cappiello