CIAK DUE PER ADRIANO CELENTANO: IL RITORNO DI ADRIAN

È ormai noto che il prodotto televisivo firmato da Adriano Celentano, mandato in onda inizialmente alla fine di gennaio 2019, si è rivelato essere un completo disastro, tanto da essere addirittura cancellato dai palinsesti della Mediaset.
Contro ogni previsione però, lo scorso giovedì 7 novembre è andata in onda su Canale 5 la prima puntata della nuova stagione, regalando così al progetto una seconda chance per cercare di scuotersi di dosso la pioggia di critiche ricevute.

La serie evento tanto annunciata (doveva essere il grande ritorno di Celentano dopo 7 anni di inattività in televisione) è composta fondamentalmente da due parti: la prima, di natura teatrale, presenta una serie di sketch e monologhi con attori e personaggi noti nel panorama televisivo che, insieme a Celentano, introducono quella che è la seconda parte del programma, una serie animata ambientata in un’Italia del 2068 il cui protagonista è Adrian, orologiaio di giorno ed eroe mascherato pronto a combattere il male di notte.

La prima puntata si rivela essere un mezzo flop, con uno share che tocca a malapena il 19% e un calo di quasi un milione di spettatori non appena la serie animata prende il posto del pre-show in studio. Dalla seconda fino alla quarta puntata (l’ultima mandata in onda) lo share scende drasticamente fino a costringere la sospensione -prima- e poi la cancellazione del programma da parte della Mediaset.

Restando sui numeri, anche la prima puntata della seconda stagione mandata pochi giorni fa non sembra aver riscosso il successo tanto sperato toccando il 15% di share, nonostante le alte aspettative data la presenza di nomi importanti della conduzione televisiva italiana, come Paolo Bonolis, Gerry Scotti, Carlo Conti, Massimo Giletti e Piero Chiambretti.
Ancora una volta però, non appena il cartone inizia, circa un milione di persone decidono di abbandonare il programma.

Questi dati fanno pensare innanzitutto ad un difetto di nascita: il format utilizzato -la combo monologo teatrale + serie animata- è incomprensibile per un pubblico più vecchio, e troppo vecchio per un’audience più giovane, la quale sembra aver fruito del prodotto televisivo solo indirettamente, attraverso commenti e creazione di numerosi memes sui social networks.

Il secondo scivolone si ritrova nella mancanza di un’identificazione precisa di un target: unendo le due modalità di narrazione si è cercato di far leva sia su un pubblico più maturo e allo stesso tempo su uno più giovane, con l’idea di arrivare a tutti, ma così non è stato. Il drastico calo dell’ingente numero di persone avvenuto ogni volta che il cartone iniziava è segno di come l’audience potenzialmente raggiungibile era più interessata a Celentano in sé che alla serie animata, la quale -dall’altro lato- non ha rispettato gli alti canoni estetici e narrativi a cui invece sono abituati i più giovani, meno legati alla figura iconica del cantautore e quindi potenzialmente più ingaggiabili attraverso un prodotto di questo genere.

Nonostante la brusca cancellazione iniziale, la serie evento però non sembra aver imparato nulla dai suoi errori e ha riproposto, attraverso la medesima struttura, temi e questioni che sembrano arrivare in ritardo rispetto a tutto il resto. Adrian così sembra arrancare in un palinsesto e panorama televisivo sempre più competitivo e moderno, non riuscendo a spiccare come si pensava all’inizio.

Il progetto, costato milioni di euro e cominciato quasi una decina di anni fa, sembra così non riuscire mai a farcela, facendo di Adrian non solo un prodotto televisivo nato già vecchio e incompatibile con un pubblico oggi estremamente critico, ma sembra oscurare la figura di Celentano, che questa volta sembra aver fatto un (doppio) buco nell’acqua.

Chiara Lenisa