IL CASO “BABY”: FLOP O GRANDE SUCCESSO?

Occhi d’ambra, pelle delicata, viso angelico e forte passione per l’atletica: la vita di Chiara (Benedetta Porcaroli) era destinata ad intrecciarsi con quella di Ludovica (Alice Pagani), dalla bellezza disarmante e dagli occhi color ghiaccio.

Le due ragazze sono le protagoniste della serie italiana “Baby” che lo scorso ottobre ha debuttato su Netflix con la sua seconda stagione. Il primo capitolo aveva conquistato l’attenzione del pubblico, portando via con sé una serie di critiche e disapprovazioni in quanto le vicende narrate sono ispirate al caso di cronaca delle due baby squillo del quartiere romano Parioli, che qualche anno fa, pietrificò l’opinione pubblica. 

Non era certamente facile realizzare una serie tv che non banalizzasse la tematica trattata e non diffondesse messaggi ambigui o comunque mal interpretabili dai teenagers, difatti la prima stagione di “Baby” per molti versi non riesce a distanziarsi da uno script adolescenziale che segue i tradizionali cliché, mentre il tema della prostituzione viene trattato solo trasversalmente. 

Nella seconda stagione, i registi Andrea De Sica e Anna Negri intraprendono una nuova strada, entrando nel vivo di una simile tematica, ed è a questo punto che il pubblico deve necessariamente dimenticare l’innocenza di Chiara a cui era stato abituato in principio: la ragazza tira le fila di un gioco meschino, lasciandosi soggiogare dal desiderio di sentirsi più grande della sua età, e nella prostituzione si sente libera da un mondo colmo di ipocrisie e pregiudizi.  

A quanto pare, il pubblico ha apprezzato questo cambio di rotta, iniziando a domandarsi se “Baby” verrà confermata per una terza stagione e, soprattutto, quale sarà il futuro delle due baby squillo. Nonostante ciò, anche per questo capitolo, alcuni spettatori non hanno risparmiato le critiche, disprezzando il modo in cui gli eccessi e i soldi facili vengono rappresentati nel corso delle sei puntate.

Sarà interessante scoprire come gli showrunners abbiano intenzione di proseguire la trama, mantenendo viva l’empatia che si è instaurata tra i fan e i protagonisti e continuando a far parlare di sé, poiché come direbbe Oscar Wilde, «Nel bene e nel male, purché se ne parli».

Elena Giovanna Caggia