BANKSY A VENEZIA NELLE VESTI DI PROFETA

Banksy è tornato in Italia, questa volta a Venezia. E quale occasione migliore se non in apertura della Biennale dell’arte, cassa di risonanza mediatica perfetta per dar voce alle sue opere di denuncia sociale.

L’enigmatico street artist inglese è così, mantiene imperterrito l’anonimato ma fa parlare di sé più di qualunque altro artista. Agisce nell’ombra ma scatena temporali. Proprio ciò che è accaduto nella sua ultima uscita, la seconda italiana dopo Napoli, della quale si è parlato moltissimo. Ripercorriamone gli avvenimenti.

Una mattina di metà maggio Venezia si sveglia con una novità nella zona di Campo Santa Margherita, un murales che non passa inosservato. È un bambino scampato ad un naufragio che con indosso un giubbotto di salvataggio e i piedi a filo d’acqua, alza al cielo un fumogeno segnaletico nella speranza di essere visto e salvato. Disegno semplice ma significato tagliente, come solito di Banksy. Nonostante lo stile sia marcatamente il suo però, l’opera non viene subito rivendicata tramite il suo profilo Instagram, come spesso avviene. Ma il 22 maggio l’artista pubblica qualcosa che conferma l’ipotesi del suo passaggio a Venezia.

Si tratta di un video in cui, tra artisti ambulanti e turisti, un signore allestisce in Piazza San Marco nove quadri che come un puzzle formano un’unica immagine. Si tratta di una classica raffigurazione settecentesca di gondole e gondolieri che fluttuano sulle acque del Canal Grande. Nel dipinto c’è però un ingombrante intruso, una gigantesca nave da crociera che soffoca la scena. I passanti si fermano incuriositi ad ammirare l’installazione, ma la polizia locale invita l’uomo ad allontanarsi perché sprovvisto del permesso di esporla. Il video si chiude con lui che ‘chiude baracca e burattini’ sullo sfondo di una nave da crociera reale che strombazza rumorosa la sirena del suo arrivo.

Il titolo di questa seconda e insolita opera di Banksy in Laguna, che tra l’altro conferma la paternità della prima, è Venice on oil, dove “oil” rappresenta la tecnica pittorica utilizzata ma soprattutto allude al combustibile consumato dalle navi che giornalmente rasentano la città. Il significato è dunque immediato. Venezia è una meraviglia unica al mondo che oggigiorno versa in uno stato di grave affollamento e asfissia a causa dello spietato turismo di massa.

La fine della vicenda ha dell’incredibile. Il 2 giugno una nave Msc che attraversava il Canale della Giudecca sbatte contro un battello turistico provocando cinque feriti. A Venezia c’è troppo traffico e Banksy ci aveva avvertiti. Il suo ritorno nel Bel Paese dall’essere quindi una mera supposizione si è concretizzato e addirittura rivelato profetico, nonché mediaticamente esplosivo.

Andrea Galluzzi

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