QUANDO LA MORALE DIVENTA UN PROBLEMA DI MACHINE LEARNING: L’ETICA NELL’ERA DEI VEICOLI SENZA CONDUCENTE.

 Entro il 2050, l’obiettivo dell’UE è quello di introdurre e diffondere l’utilizzo di veicoli “senza conducente”, non attrezzati di volante e marce. Quali implicazioni derivano dall’applicazione estensiva di queste direttive? Come qualsiasi innovazione tecnologica radicale, sono coinvolti una moltitudine di fattori, sia dal lato della domanda (siamo pronti ad affidare le nostre vite ad un software?), così come dal lato istituzionale-legislativo (come saranno regolamentati le assegnazioni di responsabilità in caso di incidente?), dal lato tecnologico, e così via dicendo.

Ad oggi, sono ancora presenti dei vincoli significativi. I principali sono la necessità di un forte cambiamento mentale da parte dei cittadini e problemi legati alla Cyber security. Ingegneri, esperti di robotica e di intelligenza artificiale non sono gli unici a lavorare attorno alle vetture autonome: anche filosofi e studiosi di etica sono chiamati a dare un contributo importante al futuro dei trasporti. Il loro compito è quello di identificare le soluzioni più corrette (o forse “il male minore”) a una serie di problemi etici che il software alla guida di un’auto senza conducente dovrà risolvere.

I dilemmi sono numerosi: “come si comporterà la vettura quando dovrà scegliere se investire un pedone o evitarlo rischiando però di cadere in una scarpata insieme ai suoi occupanti? Come deciderà se è meglio invadere una pista ciclabile o subire un frontale?” Il tema, per quanto complesso, può avere anche dei risvolti molto pratici: se non si troverà una soluzione moralmente ed eticamente condivisibile a questi e altri problemi simili, la risposta andrà cercata altrove, per esempio nella progettazione delle strade, che dovranno garantire una miglior separazione tra auto e pedoni rispetto a quella che esiste oggi. Diversi i vantaggi che potrebbero derivare dalla rapida e massiccia diffusione di autoveicoli in grado di procedere nel traffico senza la necessità di un autista. Innanzitutto, si registrerebbe un netto miglioramento dell’esperienza generale di guida, niente più stress a causa di traffico, ingorghi e pericoli vari disseminati lungo il percorso e un calo probabile nel numero di incidenti registrati ogni anno.

Prevedere gli effetti a lungo termine di una simile rivoluzione è ad ogni modo davvero difficile, anche perché per adesso nessuno ancora considera eventuali ricadute negative. Per esempio, non si vede perché la vettura autonoma non debba permettere il suo utilizzo anche da parte di chi non guida (perché non sa farlo o è troppo giovane), aumentando così il numero di mezzi in circolazione e congestionando ancora di più le nostre strade.

Insomma, la strada è lunga ed appare ancora in salita. E mentre i software di pilota automatico targati Tesla già operano legalmente nelle strade del mondo, si ritorna inevitabilmente alle solite questioni irrisolte. Computer e morale, AI e codici etici… Grandi scienziati tra cui Steven Hawking, hanno più volte ragguagliato l’umanità riguardo l’implementazione di un senso etico nelle intelligenze artificiali. Una cosa è certa, da HAL 9000 (2001 Odissea nello spazio) a Maniac (recente serie Originale Netflix) l’immaginario che traspare non è certamente dei più rassicuranti.

Riccardo Guerra

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