MODELLE VIRTUALI: UNA MINACCIA PER GLI INFLUENCER IN CARNE E OSSA?

A vederla sembrerebbe una ragazza normalissima: caschetto di capelli rosa, look giovane e alla moda, lo sguardo spregiudicato di una giovane modella. Il suo profilo Instagram conta oltre 60.000 followers ed è completo di contenuti accuratamente studiati. Eppure, Imma non esiste: o meglio, è una modella virtuale creata in CGI come rivela la sua stessa biopic (“I’m a virtual girl. I’m interested in Japanese culture and film”).

Imma, come tante sue colleghe modelle virtuali, è una vera e propria influencer e il suo obiettivo è quello di attirare l’attenzione di followers e brand. Alcune di loro, come Imma o la modella Shudu, mostrano un aspetto realistico all’inverosimile, anche grazie a piccoli dettagli e studiate imperfezioni che le rendono “umane”. Altre influencer come Noonoouri, nuova star Dior, hanno un aspetto decisamente più cartoonesco, ma sempre affascinante.

La caratteristica comune di tutte queste ragazze, però, è il fatto che ognuna di loro abbia una storia da raccontare: ci vengono raccontati gli interessi, le passioni, l’impegno sociale e le opinioni personali delle influencer sulla società odierna. C’è quindi un chiaro lavoro di storytelling dietro alla creazione di un personaggio virtuale, per via della necessità di renderlo credibile e complesso come un essere umano. L’influencer, anche se virtuale, deve avere una sua identità.

Il fenomeno, come prevedibile, ha sollevato non poche polemiche riguardo questioni etiche e morali: l’aspetto spesso troppo realistico di queste ragazze virtuali rischia di trarre in inganno l’utente, ma soprattutto di soppiantare le modelle in carne ed ossa. Un avatar risulterebbe meno costoso e, naturalmente, molto più facile da controllare di un essere umano con delle esigenze, rendendole così potenzialmente più appetibili per i brand; una modella in CGI non ha molte pretese e per ingaggiarla è sufficiente una contrattazione per i diritti d’immagine e uno scambio di file.

Un altro dibattito si è acceso intorno alla questione dei canoni di bellezza irrealistici diffusi da donne virtuali: quali conseguenze può avere sull’opinione di massa una costante esposizione a corpi tanto perfetti quanto irreali?

Nonostante le controversie, la scelta di utilizzare le modelle virtuali può riservare delle opportunità non solo a livelli di marketing, ma anche in termini di comunicazione. Come ogni potente tecnologia, una modella in CGI può essere un prezioso strumento, a patto che se ne faccia un uso ragionevole.

Giulia Balconi

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