TED BUNDY: FASCINO CRIMINALE

Per chi ancora non lo sapesse, Ted Bundy negli anni ’70 uccise e stuprò più di trenta donne, facendo più volte ritorno sui luoghi dei delitti per violentarne i cadaveri.

Si ricorda però come un uomo affascinante e colto, studente di legge e dalla faccia pulita, talmente tanto da non avere paura di impegnarsi con una ragazza madre. Ed è proprio questo l’aspetto contraddittorio del suo carattere che cerca di analizzare il film: il fascino criminale di uno dei più crudi e violenti assassini che gli USA abbiano conosciuto.

Ad interpretare il serial killer troviamo Zac Efron, che con nostra grande sorpresa però non è il protagonista: il punto di vista da cui viene raccontata la vicenda è quello della sua fidanzata, l’unica donna che sia stata trattata come una regina da Ted e che non riesce ad accettare che lui possa essere colpevole di reati ed orrori così gravi.

Il regista Joe Berlinger (autore anche del documentario NetflixConversazioni con un killer: il caso di Ted Bundy“),  ha appositamente utilizzato questo punto di vista anomalo per risparmiare allo spettatore la terribile visione dei crimini commessi da Ted, evitando la speculazione sulla rappresentazione della violenza (anche se molti fan della vicenda potrebbero per questo essere rimasti delusi).

Zac Efron, nonostante questo, interpreta magistralmente il ruolo di Ted Bundy sottolineando spesso la sua schizzofrenia in grado di far vivere nella stessa persona sia lo studente modello sia il criminale. Zac Efron sa essere sia estremamente cordiale sia manipolatore, esattamente come Ted, che a distanza di anni riesce ancora una volta ad affascinare lo stesso regista, che spesso sembra perdere il focus primario del racconto (dimostrare che Ted Bundy era un uomo tanto affascinante quanto un mostro) e lo stesso pubblico (che se guarda il film senza conoscere la vicenda potrebbe addirittura credere che fosse innocente).

Ted Bundy – Fascino Criminale, quindi, più che un ritratto esaustivo della figura di Ted e delle sue gesta criminali è lo spaccato psicologico di una donna che scopre di amare un mostro. Per questa ragione, soprattutto nella parte finale, la vicenda appare abbastanza sfilacciata e meno incisiva di quanto avrebbe potuto essere.

Matilde Savaglio

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