(RE)THINKING SPORT COMMUNICATION CON ANDREA IANNONE

Lo sport è l’asse portante del nostro stare insieme. Ma com’è cambiato il suo modo di “raccontarsi” negli ultimi anni?

CIMO è: imparare da chi fa. Per questo motivo, la stessa domanda è stata posta anche ad Andrea Iannone, ospite di una “chiacchierata” con il prof. Matteo Tarantino riguardo al mondo del motociclismo e al suo coinvolgimento nella trasformazione digitale.

I social network in primis hanno avuto un impatto fondamentale sia nella vita privata sia nella vita lavorativa di Andrea: “prima Instagram era un gioco, in cui mostravi mare, amici, eccetera. Una cosa che adesso non si può più fare: ci sono persone che seguono la mia vita ventiquattr’ore su ventiquattro. Bisogna tutelarsi e gestire i social in modo diverso: possono rivelarsi un’arma a doppio taglio”.

Con i giornali e la televisione, invece, il suo rapporto si è completamente trasformato con il passare degli anni: quando era un bambino, di domenica, amava guardare la tv per vedere correre il suo idolo Valentino Rossi (dopo essere stato a messa), perché oltre ad essere forte, lo faceva anche divertire. Oggi Rossi oltre ad essere un suo rivale è diventato anche un grande amico, tanto che lo descrive come un asse portante del cambiamento, in positivo, del moto mondiale: “il moto mondiale è cresciuto tanto grazie a Valentino, ha portato tanti benefici”.

Da quando ha iniziato a stare dall’altra parte della telecamera, però, Iannone ha completamente cambiato idea riguardo ai giornali: “sono uno strumento politico. Se fai qualcosa di buono per loro, allora anche loro lo fanno per te. Altrimenti sono in grado di inventarsi parole su parole per ricercare la news, fregandosene di quello che provi davvero”.

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Un consiglio per le nuove generazioni che stanno crescendo passo a passo con le nuove tecnologie digitali?

“Oggi i ragazzini che usano Youtube possono diventare delle star in pochissimo tempo. Ci sono ragazzini di 14/15 anni che mi chiedono consigli su Instagram, su come migliorare e diventare più forti. Spesso li incontro, ma poi mi ritrovo davanti dei ragazzi, e soprattutto dei genitori, che credono già di essere i più forti. Alla loro età io stavo in palestra tutto il giorno. Bisogna essere umili e imparare che i social non sono un semplice trampolino di lancio verso il successo”.

Cosa consigli a chi in futuro vuole lavorare nel mondo della comunicazione sportiva? 

“Bisogna avere rispetto. I giornali tradizionali stanno morendo, voi sarete i professionisti che prenderanno il loro posto, lavorando con i nuovi media e i social network. Se volete diventare i nuovi e futuri giornalisti sportivi, imparate ad avere rispetto.”

Infine: se tu dovessi trovare un lato positivo ai social media?

“La grande facilità di creare relazioni con altri personaggi pubblici. Sono nate delle grandi collaborazioni grazie alla semplice condivisione di una frase, una canzone, uno stato d’animo all’interno delle story di Instagram. Io condivido le mie necessità e qualcuno interessato risponde e viceversa. Si sono creati tanti, bellissimi rapporti, che senza i social network non sarebbero mai nati.”

Matilde Savaglio