LIFE IN VOGUE – UN SUCCESSO PER LA SECONDA EDIZIONE

Anche quest’anno la Design Week è giunta al termine e ha portato con sé la proposta di eventi del tutto inediti,­­ vere e proprie new entries, accompagnate dall’atteso ritorno di appuntamenti ormai storici e di routine e dal riproporsi di esperimenti semi-nuovi, che nell’edizione 2018 hanno evidentemente riscosso un successo degno di nota.

E’ il caso del ricercato e innovativo “Life in Vogue”, ideato e introdotto per la prima volta durante il Salone del Mobile 2018, dall’idea del neodirettore della testata italiana, Emanuele Farneti.

Interrogato a proposito della nascita del progetto, il suo “creatore” si è detto entusiasta dell’accoglienza ricevuta da esso e ha raccontato a CIMOInfo quale sia stata l’idea all’origine di una scelta tanto inaspettata – e vantaggiosa per noi bramosi lettori affezionati – come quella di aprire le porte della redazione e far ripensare i suoi spazi di lavoro da designers dal tocco complesso e raffinato.

Tutto è partito da una necessità di cambiamento: dopo un anno dall’arrivo di Farneti nei noti uffici di Piazzale Cadorna 5, un intenso periodo di studio della situazione e delle dinamiche della redazione da parte del nuovo editor-in-chief, in cui – successivamente alla morte di Franca – nemmeno una foto in corridoio era stata spostata… urgeva un momento di reset!
In secondo luogo, per il magazine era divenuto fondamentale avere un momento proprio ed esclusivo sul Salone del Mobile: “Life in Vogue” è stata dunque la risposta glamour a una simile esigenza, un evento nato per durare e dalla cifra inconfondibile.

Al suo ideatore, inoltre, piaceva l’idea di giocare con esso su un registro dell’apertura e dell’inclusività, esorcizzando ma allo stesso tempo nutrendo in maniera maliziosa e strategica quel mito di inaccessibilità che avvolge come un’aura le porte che separano la redazione da noi “comuni mortali”.
L’obiettivo prepostosi con la partenza di “Life in Vogue”? Che non fosse solamente un evento privato con un numero di inviti limitato ai soliti 100 VIP (più semplicemente, gli spazi vengono aperti in anteprima per una serata riservata a pochi, mentre la mattina seguente le porte si spalancano per tutti gli iscritti al form online), che diventasse un appuntamento fisso del Fuori Salone e che si trattasse di un momento prettamente editoriale e non commerciale. Possiamo dire che ci sono riusciti: da qui la scelta di un certo tipo di progettisti, e quindi di una certa qualità.

Ma qual è la differenza principale tra gli 8 talents del 2018 e quelli di quest’anno, e a cosa è dovuta la scelta di determinati designers?
L’anno scorso “Vogue” ha deciso di partire con i nomi classici del Salone, quelli dei grandi designers italiani: Citterio, Urquiola, Bellini etc.
Per il 2019, invece, è stata fatta una selezione dovuta al legame con il mondo fashion; ognuno dei prescelti lavora direttamente o indirettamente con l’ambito della moda – da Jonathan Anderson che è in primis uno stilista, a Pierre Marie che lavora anche per Hermès, agli studi che sono vicini a questo ambiente per ragioni estetiche e di concept o per commesse ricevute: si tratta di una scelta incentrata più sulla ricerca e la sperimentazione, dunque, piuttosto che sulla tradizione e la classicità dell’anno precedente.

Nell’attesa di scoprire quali saranno l’indirizzo e il fil rouge assunti per la terza edizione, agli affezionati visitatori e a chi non ha mai avuto l’occasione e il piacere di partecipare: iniziamo a inserire l’appuntamento “Life in Vogue” nell’agenda 2020, è da non perdere!

Marta Braga

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