L’epoca della condivisione e la sua economia

La sharing economy è un modello economico basato su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione di beni materiali, servizi o conoscenze. L’economia “della condivisione” nasce come alternativa al “consumismo classico” riducendo così gli impatti ambientali di quest’ultimo.

Il termine è stato coniato nel 1978 (da Marcus Felson e Joe. L. Spaeth nel loro articolo “Community Structure and Collaborative Consumption: A routine activity approach” pubblicato in “American Behavioral Scientist”) e descrive un modello con origini molto più antiche rispetto a ciò che ci si può attendere, ma è durante i nostri giorni che questo raggiunge il suo massimo splendore. Internet, infatti, è stato capace di implementare le sue potenzialità permettendogli di crescere in modo capillare ed esponenziale.

Alla base della sharing economy troviamo tre parole chiave: efficienza, fiducia e promessa di valore.
Queste tre caratteristiche interessano tutte, o quasi, le economie, ma in quella della condivisione sono una prerogativa davvero imprescindibile. Infatti, le nuove tecnologie hanno permesso di bypassare l’intermediazione, spesso sinonimo di aggiunta di margini che incrementano il prezzo finale del consumatore, riducendo dunque i costi, in quanto si possono offrire servizi a un prezzo minore rispetto alle tradizionali aziende e con una maggiore flessibilità. Capita non di rado, che i servizi o prodotti offerti non siano innovativi, ma semplicemente lo è il modo di “consumarli” (si pensi ad Uber, un servizio di trasporto automobilistico privato che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti, in altre parole un servizio taxi con contatto diretto tra le due parti interessate).

Per quanto riguarda la fiducia, sembrerebbe essere in via di risoluzione il problema che per molto tempo ha afflitto il mondo di internet: è sempre esistita una sostanziale differenza tra i meccanismi che instauravano i principi di fiducia online e quelli offline, considerando molto più complesso un atteggiamento di fiducia online (ad esempio ancora oggi esistono persone che preferiscono non acquistare online per evitare l’utilizzo della propria carta di credito in circuiti virtuali). La sharing economy, basata interamente sulla fiducia, ritrova la sua soluzione ai suddetti problemi grazie a un sistema che permette di avere le informazioni sulla controparte (feedback, recensioni) utilizzato per prendere decisioni e valutare (a priori) l’effettiva qualità di quanto acquistato.
I settori maggiormente interessati  dal consumo collaborativo sono la finanza, i servizi, i beni di consumo, gli alloggi e i trasporti; e le imprese coinvolte non sono solo multinazionali, ma anche piccole aziende o start-up che come core business condividono servizi, beni o semplicemente creano il contatto tra chi vuole farlo.
La sharing economy, da molti criticata e da altri apprezzata, ha oggettivamente cambiato il modo di fare mercato in molti settori, creando un mondo molto affascinante ancora tutto da scoprire e gestire.

Lorenza Di Feo

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