MAGRITTE: “LA LIGNE DE VIE”

Il Museo d’Arte della Svizzera Italiana (MASI) ospita fino al 6 gennaio 2019 un’eccezionale mostra dedicata a Magritte, con una spettacolare selezione delle principali opere dell’artista.

L’esposizione segue un percorso che illustra l’evoluzione della carriera artistica del maestro, dagli esordi fino ai noti dipinti facenti parte della maturità. Il nome della mostra “La Ligne de vie” deriva dalla conferenza che Magritte tenne nel 1938 al Musée Royal des Beaux-Art d’Anversa e che rappresentò una delle rare occasioni in cui parlò in pubblico del suo lavoro.

Nella sala iniziale sono ospitate le prime opere surrealiste (1925-1930), ispirate al lavoro del maestro Giorgio De Chirico, in cui lo “spaesamento” degli oggetti ne mette in luce il carattere misterioso. La stanza successiva presenta i capolavori presurrealisti (1920-1924), che sono una testimonianza delle diverse influenze estetiche che recepisce in seguito ai suoi studi all’Accademia delle Belle arti di Bruxelles: l’artista si avvicina alla corrente modernista in Belgio, resta colpito dai futuristi italiani e nel 1925 collabora alla rivista dadaista Oesophage. Successivamente supera queste ricerche pittoriche iniziali e distrugge alcuni quadri appartenenti a quel periodo o li ridipinge con nuovi soggetti.

In seguito sono esposte le celebri “peintures-mots”, ovvero i dipinti-parole, che costituiscono un contributo fondamentale all’arte del XX secolo e risalgono agli anni compresi tra il 1927 e il 1930 in cui l’artista risiede a Parigi. Sono chiamate così poiché in questi capolavori l’immagine coesiste con la scrittura calligrafica al fine di illustrare il divario tra la rappresentazione di un oggetto e la parola che lo designa.

A causa della crisi economica nell’estate del 1930 l’artista rientra a Bruxelles, dove si mantiene realizzando affiche publicitaire su commissione in cui ricerca le affinità, che definisce elettive, esistenti tra oggetti comuni e interroga l’universo quotidiano proponendosi di svelarne il mistero.

Nel 1943 Magritte cambia radicalmente stile, schiarisce la tavolozza e si serve della pennellata “a macchia” degli impressionisti dando inizio al “Période Renoir” in cui si pone l’obiettivo di ottenere l’effetto fino a quel momento raggiunto con opere e soggetti cupi partendo invece da immagini gioiose.

La tecnica “impressionista” purtroppo non ha successo e il periodo solare si conclude nel 1947.

La sala successiva ospita opere risalenti al cosiddetto “Période vache” del 1948 in cui l’artista decide di prendersi gioco dei parigini proponendo immagini umoristiche e talvolta grossolane ispirate alla letteratura popolare, alle caricature e ai fumetti.

Dal 1948 fino alla sua morte ritorna allo stile pittorico che lo caratterizza, in cui per sottrarre gli oggetti dalla banalità del quotidiano sperimenta soluzioni sempre nuove quali ingrandimenti, “pietrificazioni”, rappresentazioni in assenza di gravità, combinazioni armoniche di opposti di una stessa immagine.

Negli ultimi vent’anni di attività l’artista si afferma progressivamente sulla scena internazionale e il successo arriva prima all’estero che in patria.

Questa mostra è molto interessante, oltre che per avere una visione completa del percorso artistico di Magritte, per indagare le motivazioni che l’hanno spinto a sperimentare diverse tecniche durante la sua carriera.

Rossella Cavalluzzo

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