I GIOVANI CHE VOGLIONO “CAMBIARE” IL MONDO

Il rapimento di Silvia Costanzo Romano, nella notte tra il 20 e il 21 novembre, in un villaggio Chamaka in Kenya ha diviso l’opinione pubblica.

La giovane si trovava sul territorio in rappresentanza della Africa Miele Onlus, associazione no profit che si occupa di progetti a sostegno dell’infanzia nel paese africano. Oggi Silvia, rapita con lo scopo di un riscatto lampo, si trova ancora nelle mani dei sequestratori. Questa triste vicenda ha spaccato l’opinione pubblica online: messaggi di sostegno alla giovane italiana e polemiche verso il Presidente della onlus (e non solo). Una domanda che ricorre quasi sempre però è: «perché la ragazza, così giovane, si trovava là da sola?»

Allora vien da chiedersi: voler contribuire a un “mondo migliore” può essere considerata una colpa?

Sempre più giovani si avvicinano al mondo del volontariato in ogni sua forma: in campi all’estero, a tutela degli animali, dei minori, degli homeless, della povertà, dell’istruzione, della sanità, dell’educazione, dell’integrazione, della cultura e la tutela dell’ambiente, e la lista potrebbe dilungarsi molto.

Probabilmente le condizioni economiche rispetto al passato lo permettono e il prolungamento degli studi genera una flessibilità di orari che crea occasioni per investire diversamente il proprio tempo. Certo, alcune forme di volontariato richiedono una preparazione e formazione per poter apportare il proprio contributo in modo costruttivo; ma questo non frena i giovani. I ragazzi continuano a crederci, spesso preferendo contesti territoriali vicini per sentirsi parte di un processo trasformativo e di cambiamento dove poter essere, o quanto meno sentirsi, protagonisti.

L’attivismo nel settore potrebbe essere anche derivante da una necessità di riconoscimento sociale e appartenenza comunitaria, in un’epoca dove si condivide tutto, ma in realtà non si condivide più niente.

I giovani, quindi, possono essere considerati una risorsa fondamentale nell’impegno sociale in quanto – grazie all’entusiasmo, la quantità di tempo disponibile maggiore e i forti ideali alla base – possono essere considerati come il “carburante” di un motore molto più grande. Questo motore spesso arriva dove lo Stato e l’ordinamento pubblico non arriva, colmando buchi, o spesso voragini, in modo totalmente o parzialmente autonomo.

Troviamo un esempio emblematico di quanto detto sino a ora nella SorridiconPietro Onlus: un’associazione impegnata principalmente nella terapia palliativa pediatrica in provincia di Imperia. La onlus, rinomata per la sua rilevante quota giovanile, autofinanzia interamente tutti i suoi progetti grazie all’impegno dei giovani soci che organizzano eventi dove poter raccogliere i fondi da devolvere alle iniziative. Il Presidente definisce i giovani soci – appunto – “il motore” della onlus, identificando il loro grande entusiasmo come “il responsabile” dei traguardi raggiunti nel corso di meno di 10 anni.Non è infatti da sottovalutare l’incontro tra le diverse generazioni, le diverse abilità e culture, che è da considerarsi senz’altro il possibile il valore aggiunto dell’associazione.

Le conseguenze quindi di questo trend si rilevano un bene prezioso: un bene pubblico oltre ogni aspettativa dove si ritrova coesione sociale, empatia e unione. Vien spontaneo chiedersi, quindi: a prescindere dall’età, essere il cambiamento che si vuole vedere per il proprio mondo è da considerarsi una “colpa”?

Lorenza Di Feo

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