DISNEY: IF YOU CAN’T DREAM IT, CAN YOU DO IT ANYWAY?

Sebbene gran parte della sua fortuna la debba a racconti e fiabe delle tradizioni popolari, rivisitate più o meno in modo fantasioso e fanciullesco, la casa di Topolino ha il grande merito di essere sempre stata creatrice delle storie più amate e apprezzate da grandi e piccini.

Dagli intramontabili Classici, agli straordinari e rivoluzionari film Pixar, passando per veri e propri film, come Mary Poppins e Pirati dei Caribi, la Disney appassiona ed emoziona generazioni con i suoi lungometraggi da quasi ottant’anni. Tanto che spesso l’amore per i suoi film è trasmesso proprio da fratelli maggiori, o genitori, che a loro volta hanno amato queste storie da bambini o adolescenti. Insomma, niente avrebbe potuto incarnare meglio la filosofia di Walt Disney, passata alla storia racchiusa nella celebre frase “If you can dream it, you can do it”. Eppure, nonostante il secondo rinascimento avutosi negli ultimi anni, con capolavori come Zootropolis e Ralph Spaccatutto tra i classici e Inside Out e Coco tra i Pixar, si paventa un periodo di declino creativo per i prossimi. Una crisi che affonda le sue radici nel passato più recente.

Per capire quanto appena detto, non servono grandi analisi o doti predittive da cartomante, bensì basta osservare la timeline delle uscite recenti e prossime della Walt Disney. A prestar bene attenzione salta subito all’occhio una serie di titoli noti o perlomeno famigliari. Negli ultimi quattro anni, infatti, più di metà dei titoli dei film sono stati remake in live-action dei vecchi classici (come Cenerentola e La bella e la bestia), sequel di titoli famosi (tra i quali Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar e Alice attraverso lo specchio) e un mix di queste due (come Ritorno al bosco dei 100 acri e Il drago invisibile). Una sorte simile a quella che segna la Pixar ormai da 8 anni, la quale è stata in grado di produrre su ben dieci titoli, solo quattro originali, mentre i restanti sei si suddividono in prequel e sequel di successi passati. E il trend sembra non cambiare con gli anni a venire, anzi: parrebbe attirare a sé, come in un vortice di desolazione creativa, persino i Classici – fino ad ora esenti dal vizio del già visto – con i sequel Ralph spacca Internet, nelle sale questo novembre, e Frozen 2, la cui data d’uscita è prevista per il prossimo anno. Insomma, la spirale si ingrandisce e la filmografia disneyana sembra entrata in loop perpetuo che tende a tarpare le ali della sua fantasia. Ma allora la domanda è: se non lo puoi sognare, lo puoi fare lo stesso?

In effetti i risultati sembrerebbero dire di sì. Il miliardo superato al box office sia con il live-action de La Bella e la Bestia, che con quello de Il libro della giungla, oltre che quelli raggiunti da Alla ricerca di Dory e Gli incredibili II, confermano che non sempre è necessario sognare qualcosa di nuovo per fare il successo. Anzi, parrebbe che il marketing della nostalgia sia una tattica vincente, tanto da far incassare di più con i titoli già visti, che con quelli inediti. Ma la qualità?

La bilancia della qualità sembrerebbe invece pendere proprio dalla parte dei secondi. Sebbene, infatti, non si può dire che Monster University sia un prodotto scadente, così come il seguito de Gli Incredibili e il prequel di Alla ricerca di Nemo, è innegabile che questi non reggano il confronto con le nuove leve, o con i loro predecessori, sia a detta della critica che a detta del pubblico. Inside Out resta una delle pietre miliari dei film d’animazione del nuovo millennio, così come Zootropolis.

In conclusione, preme però sottolineare che tutto ciò non è una scienza. Esistono eccezioni che vale la pena mettere in risalto per non fare di tutta l’erba un fascio. Il libro della giungla di Jon Favreau resta una bellissima e più matura rivisitazione in live-action del classico animato del ’67, da non confondere con il piatto copia-incolla de La bella e la bestia. Così come la Malefica di Angelina Jolie, sebbene inserita in un film insipido, è sicuramente un personaggio straordinariamente profondo. Certo è che, sebbene la speranza di un Il re leone o di un Aladdin ancora si attarda a tramontare, con l’annuncio del reboot di Pirati dei Caraibi il cielo all’orizzonte sembra rannuvolarsi un poco di più.

Matteo Loffredo

Annunci