SHE’S A MANIAC

I due protagonisti della nuova serie originale Netflix sono Annie e Owen, due giovani affetti da patologie psichiatriche che per motivazioni diverse si ritrovano come pazienti nello stesso studio sperimentale di una grossa casa farmaceutica. Si tratta di una storia ai limiti dell’assurdo ambientata in una New York post moderna, un po’ 80s un po’ futuristica che non a caso riporta nel titolo un carattere molto simile a quello del logo di IBM.

Il regista Cary Fukunaga, davvero unico nel suo genere, torna a dirigere una serie dopo essere stato conosciuto principalmente per la prima stagione di True Detective che aveva avuto un notevole successo soprattutto per le sue ambientazioni e per la psicologia dei personaggi.

Anche in questo caso non si smentisce e, insieme allo sceneggiatore Patrick Somerville, porta sul piccolo schermo un prodotto quasi impossibile da descrivere, totalmente folle e spiazzante che porta il pubblico ad un senso continuo di smarrimento tra allucinazioni e realtà. Come i protagonisti della vicenda, lo spettatore è immerso in un patchwork di generi cinematografici, stili, ambientazioni, colori, linee temporali in cui nulla è come sembra. Il confine tra il mondo come lo conosciamo e la psiche umana è incredibilmente indefinito.

Proseguendo con le puntate, diventa più chiaro il tema principale e il messaggio che viene trasmesso : il bisogno di connessioni. Gli esseri umani vivono di legami, di amore, di affetto, di amicizia e senza di questi sarebbero semplicemente persi. Sono queste le forze che reggono il nostro mondo e, se serve davvero una pillola per ottenere questa consapevolezza, allora vale la pena discendere nel viaggio psicotico di Maniac.

Consigliamo questa perla di serie perché è semplicemente geniale. Ogni singolo dettaglio, ogni singolo frame è collegato al resto della storia. Ci sono messaggi nascosti e citazioni interne ed esterne in ogni singola immagine e per questo deve essere guardata con molta attenzione per poterle cogliere tutte. Sono presenti chiari riferimenti a “Inception”, “Matrix”, “Il Signore degli Anelli” e “Raising Arizona” dei fratelli Coen. Allo stesso tempo alcuni stili utilizzati riprendono la filmografia di grandi registi come i colori pieni, le inquadrature simmetriche, i dialoghi assurdi e i personaggi eccentrici ricordano fortemente le opere di Wes Anderson.

Ultima ma non da meno la recitazione dei due attori protagonisti che lascia senza fiato. Emma Stone è ormai nota per le sue capacità camaleontiche, ma Jonah Hill risulta essere una vera sorpresa. Entrambi si trovano a recitare nei panni di svariati personaggi racchiusi nella psiche dei due protagonisti in un turbinio di identità che simboleggiano tutte le sfaccettature dell’esistenza umana. Due attori che possono davvero immedesimarsi in ogni ruolo e donare al pubblico performance senza precedenti.

Beatrice Corona

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