SULLA MIA PELLE

Sull’onda della sua presentazione alla mostra del cinema di Venezia, arriva in sala e in streaming “Sulla Mia Pelle” e ci sono tutti i motivi perché diventi uno dei film più discussi di quest’autunno: non solo il film vede una bagarre accesa sulla sua distribuzione in sala visto che il logo Netflix risulta essere tra i produttori dell’opera, ma tocca uno dei nervi scoperti più dolorosi della storia recente della cronaca italiana, la morte di Stefano Cucchi.

L’opera di Alessio Cremonini, incurante di un potenziale spoiler che già tutti conoscono, inizia proprio da quel fatidico giorno, il 22 ottobre 2009, in cui il giovane detenuto fu dichiarato morto dal personale dell’ospedale Sandro Pertini e da lì scorre a ritroso. Il film ricostruisce i 7 giorni di custodia cautelare precedenti al decesso, cercando di ricostruire i pezzi di una storia che da ormai nove anni risulta essere ambigua e poco chiara.

“Sulla Mia Pelle” riesce a essere un film estremamente chiaro in quello che vuole raccontare, deciso nel suo procedere e assolutamente onesto nell’opera di ricostruzione: attraverso una regia rigorosa e ben ragionata non omette nulla, dai dubbi sul figlio della stessa famiglia di Stefano, ai lati più controversi della vittima, mettendo innanzitutto in evidenza tutta la remissività e l’indifferenza di chi è stato coinvolto di fronte a un male così evidente, ma contro cui nessuno ha preso posizione.

Quello che rimane coscientemente fuori campo, in una scelta che sembra ricordare Michael Haneke, è l’atto del pestaggio stesso: Cremonini preferisce concentrarsi sulle conseguenze della violenza piuttosto che sul suo consumarsi. Il film diventa così una discesa nel malessere fisico di Cucchi, con lividi e cicatrici che diventano le tracce del sopruso sulla pelle del protagonista.

Pelle fornita da un incredibile Alessandro Borghi, che si presta in un’interpretazione assolutamente completa. Non lavora solo di espressività e emozioni, ma l’attore romano plasma il suo corpo su quello del personaggio reale: e se la trasformazione fisica, con un’evidente perdita di peso, è impressionante sin da subito, basta ascoltare la vera registrazione del processo Cucchi sui titoli di coda per restare ancora più colpiti dal lavoro fatto sulla modulazione della voce.

In conclusione “Sulla Mia Pelle” è una visione forte, ferma e estremamente intensa. Non entriamo nel merito della questione della sua distribuzione, ma un film così, carico d’impegno in ciò che racconta, e, per questo, necessario, va visto: non importa dove, basta che si veda.

Marco Santeusanio

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