Boris: Tv Inception

La televisione italiana ha sfornato poche serie televisive degne di nota nell’universo mondiale che invece si sta dimostrando sempre più florido e sviluppato. A parte Gomorra, Suburra, Romanzo Criminale, 1992, che comunque, eccetto per la realizzazione, a livello di trama si lasciano spesso liberamente ispirare dalla cronaca del nostro Paese, esiste una quinta produzione che personalmente ho apprezzato moltissimo: Boris.

La cosa migliore di Boris credo, è che sia l’unico esercizio di comicità italiana che non è demenziale. La serie vede la situazione televisiva e cinematografica italiana con enorme lucidità e ironica drammaticità. A parte per il cast eccezionale e capace di riscattare la boriosità della recitazione all’italiana, un tratto veramente entusiasmante è il sarcasmo con cui si affronta il tema principale della serie. La storia ruota attorno alla troupe e al cast di una classica serie tv all’italiana e propone la vita dietro le quinte della realizzazione del prodotto televisivo tra cinismo e la rassegnazione.

La verità è che prima di vedere la serie non avevo idea di come funzionasse il mondo della televisione, quello che ben sapevo è che era evidente ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato se i risultati che si ottenevano erano quelli che andavano in onda sulla televisione generalista.  Dalla congiunzione di questi due elementi mi è stato immediatamente lampante quale fosse la consecutio logica del processo che conduceva a queste drammatiche produzioni. La simpatia che ispirano i personaggi, categoricamente tutti “de Roma”, e il rocambolesco background presentato, sono stati la miccia che mi hanno inizialmente avvicinato al mondo della televisione. Lo so, sono un’inguaribile amante del grottesco.

Dal momento che comunque, mi è sempre più evidente che Boris sia in grado di spiegare come funziona un set televisivo meglio di qualunque altro testo universitario può essere utile riassumere gli archetipi di frustrazione che si possono trovare su un set:

  • Il produttore: se la frustrazione avesse un lavoro quel lavoro sarebbe il produttore. Ovviamente è il mio ruolo preferito su un set. Il produttore tiene i fili di tutto il progetto, a partire dalla gestione del budget ai contatti con qualunque individuo che la cui esistenza venga in qualche modo intaccata dalla produzione. Sostanzialmente un’ulcera gastrica ambulante.
  • Gli autori: gli autori sono queste meravigliose creature creative che partoriscono l’idea, la ricerca e lo sviluppo del programma. Possono essere dei ricercatori super seri con un milione di competenze…o possono essere come quelli rappresentati da Boris.
  • Il regista: sul set dovrebbe essere un po’ il re. Da il tono alla produzione con le sue idee e cerca di mantenere l’armonia tra tutte le strane creature che lavorano con lui. A una buona regia dovrebbe essere consequenziale una buona riuscita del progetto. Ma non dimentichiamoci mai che c’è sempre di mezzo il giusto contrappeso della produzione a mantenere le più rosee speranze del regista con i piedi ben ancorati al suolo.
  • Assistente alla regia: altro ruolo che amo è l’assistente alla regia. Sostanzialmente un primo cavaliere che si prende tutti gli sbatti del caso e poi il merito di tutto è attribuito al regista. Una figura tanto romantica quanto devastata dalla vita. Un Cyrano de Bergerac dei nostri giorni se vogliamo.
  • Segretaria di edizione: se sorvoliamo sul sessismo dovuto al fatto che in ogni libro troverete scritto “segretaria” e mai “segretario” di edizione, il ruolo che ricopre questa figura è abbastanza vitale. È un braccio destro del regista che non ha tempo, voglia o lo zelo necessario ad analizzare durata dettagli e particolari della scena che si sta girando e che poi dovrà per essere messa agli atti sul bollettino di edizione giusto per evitare di fare un enorme gigantesco casino. Qui subentra la segretaria di edizione.
  • Direttore di fotografia: sapete quando una scena sembra naturale o con carattere o azzeccata? Ecco buona parte di questo è da attribuire al direttore della fotografia che segna la separazione tra un “Mad Man” e “Un Posto al Sole”. Decidere come usare la luce è fondamentale anche perché spesso le location possono non essere esattamente le più azzeccate per questioni di budget magari, una buona fotografia può risolvere il problema.
  • Stagista: Ah, che meravigliosa posizione quella dello stagista. Ciò che mi sembra più emblematico è che in Borislo stagista venga chiamato, a seconda di con chi si interfacci, “merda” o “seppia”, così, senza motivo, per ricordargli che è sempre, irrecuperabilmente, l’ultima ruota del carro.

Francesca Poletti

Annunci