O LA TRAMA O LA SALA

Ultimamente avrei voglia di andare al cinema. Alla fine, crea una bella atmosfera e si esce dalla sala sempre con una sensazione di aver appena vissuto qualcosa di unico, come quando si va a teatro. Il problema è che dei titoli uscenti non me ne ispira neanche uno. Mi sarebbe piaciuto scrivere su quante occasioni ottime per spendere 10 euro (+ pop corn) ci siano, ma in tutta sincerità non riesco neanche a mettere insieme 4 titoli. Soprattutto perché d’estate avrei voglia di qualcosa di leggero, che metta lo spettatore in un mood positivo e spensierato, qualcosa di fresco insomma. Soprattutto considerando che una sala cinematografica d’estate è tutto meno che fresca. Quindi il mio atteggiamento in merito si può riassumere in: o la trama o la sala.

Innanzitutto, quindi, un’esperienza che a prescindere dal titolo della serata è meritevole nell’afosissima Milano è il cinema all’aperto. Fino a fine luglio infatti, il comune di Milano allestisce in alcune location molto particolari e suggestive – come Palazzo Reale o il parco di CityLife – un telone cinematografico in cui sono proiettate una rassegna di pellicole che personalmente non mi ha mai deluso. Oltre alla programmazione si aggiungono alcuni eventi unici come il 12 e il 13 luglio, verrà proiettato nelle due location che ho menzionato sopra il film concerto Muse Drones World Tour che raccoglie le riprese delle parti più salienti del tour mondiale dei Muse che si è tenuto nel 2016.
Una cosa interessante insomma. Per chi volesse ulteriori informazioni ecco il link!

L’altra opzione per le serate letto-gelato è chiaramente lo streaming e a questo punto è cosa buona e giusta concentrarsi effettivamente sul titolo che si sceglie, giusto per non sentirsi alla fine delle due ore di aver sprecato anche solo una briciola della propria vita.
Pur essendo io una profonda sostenitrice di film sanguinari, apocalittici e tragici, sono riuscita selezionare 4 film che possono essere efficaci e soddisfacenti compagni di serata e in cui non si versa neppure una goccia di sangue.

  1. Capitain fantastic: La famiglia Mortesen è quello che un po’ tutti (credo) si sono trovati a sperare di essere a un certo punto della vita: felici, liberi e selvaggi. Il dolore però raggiunge tutti, anche nei posti più insperati come la foresta che la numerosa famiglia di outsider ha deciso di battezzare come casa. La società moderna non gli va a genio, ma quando la fredda realtà raggiunge la loro tiepida semplicità il padre e i suoi 5 figli si vedono costretti a fare i conti con il mondo moderno che si erano sempre rifiutati di accettare. Il film si svolge proprio a partire da questo scontro/incontro tra il mondo che conosciamo e il mondo del rifiuto di quello che ci è più familiare. Anche se probabilmente non è la prima volta che si usano tematiche hippie per attirare il consenso del pubblico, la delicatezza e il modo in cui vengono poste le questioni permettono di riflettere su temi e questioni, su cui troppo spesso, la frenesia delle cose che ci circondano non ci permette di riflettere.
  2. Florida Project: un film che ricorda cosa significhi essere bambini, essere capaci solo con un po’ di immaginazione di trasformare la realtà. A volte. Quando si è adulti ci si sente sopraffatti ma questo film ricorda a tutti che le difficoltà di oggi sono quelle di ieri, l’unica cosa che cambia è il nostro atteggiamento. I piccoli protagonisti e le loro madri sciroccate, senza dubbio, non hanno una vita facile, ma la scelta del regista di mettere in luce il punto di vista dei bambini, riesce a far sorridere, a far capire allo spettatore che a volte servirebbe solo un po’ di leggerezza per avere un nuovo punto di vista su difficoltà che a volte sembrano insormontabili, ma, in realtà, non sono nulla.
  3. Lady bird: questo film, uscito qualche mese fa nelle sale, mi ha convinto – a differenza di quelli in listino quest’estate – ad andare al cinema. La nevrosi narrativa alla “Woody Allen” smorzata però dalla delicatezza delle scelte registiche di Greta Gerwig rendono il film, sul delirio emotivo dell’adolescente Christine, un racconto in cui, credo, ogni donna si possa immedesimare. Personalmente mi ha fatto sorridere, riguardare alla me stessa di qualche anno fa, e notare come la descrizione che viene presentata dal film sia calzante, quasi come se mi conoscesse, quasi come se chi raccontasse queste vicende non stesse facendo altro che rivivere un ricordo. Posso dire che trovo sempre azzeccato che chi scrive, fa un film, parli di qualcosa che conosca bene, è sicuramente un modo per non rischiare di essere banali o comunque per non rischiare di perdere il “so what” di quello che si sta facendo. La Gerwig diciamo, è molto ferrata sull’argomento di cui ha deciso di trattare.
  4. Gifted:Nobody likes a smartass” un luogo comune che viene insegnato praticamente a tutti i bambini. Sii umile e non emergere nel gruppo. Uniformati agli altri e sarai felice. Ma se hai 7 anni e un’intelligenza fuori dal comune la vita inizia a essere abbastanza complessa. Il film si muove a due binari, tra la potenza e l’atto: cosa potrebbe fare questa bambina, cosa è realmente “giusto” che faccia? È proprio la “giustizia” il tema di dibattito centrale della storia che viene proposta che decisione è la migliore? È davvero possibile definirlo a priori? La cosa che preferisco nei racconti di questo tipo è che non esista una risposta definitiva, così come nella vita, e così come nella vita si cambia idea nel corso del film più e più volte in merito al proprio giudizio morale in merito alla “giustizia”.

Francesca Poletti

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