LA SECONDA STAGIONE DI TREDICI: NETFLIX TRA PUBBLICITA’ ONLINE E OFFLINE

Sfido chiunque abbia un account Netflix, un profilo Facebook, Instagram o un account su Spotify a non essere inciampato nella pubblicità di questo operatore e del suo nuovo prodotto: 13 Reasons why, stagione 2.Per chi non ne sa nulla, Tredici è una serie televisiva statunitense origiale Netflix, basata sull’omonimo romanzo di Jay Asher, la cui storia ruota attorno ai motivi che hanno spinto al suicidio la giovane Hannah Baker, che ha lasciato come simpatico ricordo 13 cassette da regalare a tutte le persone che le hanno fatto un torto e l’hanno spinta a prendere quella decisione.

Non voglio però soffermarmi sulla trama, sui pareri contrastanti dell’utilità o inutilità della seconda stagione e ogni discorso etico che sta assillando le nostre bacheche Facebook in questi giorni.
Vorrei, invece, parlare della straordinaria campagna di comunicazione online ma soprattutto offline che ha fatto Netflix per sponsorizzare l’uscita della seconda stagione.

La campagna online è sempre studiata ad hoc da Netflix, che reputo ormai uno dei maestri nel social media marketing. Su Facebook troviamo il trailer sponsorizzato, piccoli video per annunciare l’uscita della seconda stagione in cui scorrono i fermi immagine dei volti dei protagonisti, come li abbiamo lasciati nella prima stagione. Il gioco di maestria è stato, a mio dire, la pubblicazione di un video il cui copy recita “le buone ragioni sono più di tredici”. Ci sono una serie di personaggi comuni che raccontano guardando in camera ciò che amano: le polpette della nonna, la pizza con gli amici, la famiglia e il video si chiude con l’hashtag #Goodreasons.

Quello che più ha catturato la mia attenzione, tuttavia, è stato lo studio di Netflix di una campana di sponsorizzazione che accompagnasse l’utente sia online che offline. Mi spiego meglio: prendiamo il caso di uno studente pendolare, che la mattina prende la metro fuori dalle porte di Milano; durante il suo viaggio, ipoteticamente, controllerà velocemente il profilo Facebook, quello Instagram e, contemporaneamente, starà ascoltando la sua playlist preferita su Spotify.

Su Facebook, quindi, si troverà i video di sponsorizzazione della campagna, su Instagram gli stessi frame in versione ridotta e su Spotify sentirà le voci dei protagonisti che parlano di Hannah e degli altri protagonisti della serie e potrà anche ascoltare la colonna sonora del film.
Arrivato in centro, già da Loreto il nostro studente si vedrà una serie di cartelloni che ritraggono i volti dei personaggi principali della storia: un primo piano che riprende la loro espressione “finta” ovvero come cercano di apparire davanti agli altri e metà faccia coperta da una polaroid che mostra la loro vera versione: vediamo un Clay preoccupato e la polaroid che ritrae il viso di Hannah; metà del viso di Jessica sorride mentre l’altra metà piange, e così via.

 

Ma non è tutto. All’uscita dei tornelli, il nostro studente potrà camminare sulle polaroid di questi giovani liceali attaccati al pavimento della stazione.

 

 

Ad accompagnare le polaroid sparse sul pavimento e la cartellonistica nella metro è la frase “Nient’altro che la verità”.

Se quindi aumentano sempre di più le teorie a sostegno della morte della cartellonistica pubblicitaria, è anche vero che una campagna che combina pubblicità online e offline, accompagnando l’utente in questo percorso, è difficile da non apprezzare e notare.

Che sia un nuovo modo di dare sostegno alla cartellonistica pubblicitaria?

Giulia Frassica

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